Nell'elenco degli impegni da attuare da oggi alla fine del proprio mandato da sindaco, Gianni Alemanno dimentica - viene da dire: ma guarda un po'! - una misura semplice, civile, morale, soprattutto a costo zero, altro che Grandi Opere. Cioè l'allontanamento dei camion bar e dell'ignobile armamentario delle bancarelle e del commercio ambulante abusivo che ogni giorno sfigura il nostro patrimonio storico-artistico, e soprattutto il Colosseo, come ha giustamente denunciato Rossella Rea, direttrice della struttura monumentale dell'Anfiteatro Flavio. Perché Alemanno non lo ha inserito in quella lista? Molto semplice. Perché sa che è un'impresa politicamente impossibile, come ha spiegato proprio Rossella Rea. La lobby del settore è potentissima. Ha resistito ai Rutelli e ai Veltroni. E ora resiste beatamente sotto Alemanno. E colpisce molto che, proprio mentre si progetta un mega-restauro da 25 milioni di euro, nessuno (nessuno!) senta l'urgenza di affrontare la questione e liberare la Roma monumentale, e soprattutto il Colosseo, da una schiavitù estetica senza pari in Europa. Questa è «roba da magistratura», sospira intristita Rossella Rea. Ha perfettamente ragione: ma è mai possibile che a Roma, quando non si scioglie un nodo, si debba sempre correre a palazzo di Giustizia? Sarebbe invece opportuno che si muovessero immediatamente le diverse soprintendenze, nazionali e locali. E trattandosi del Colosseo (uno dei simboli dell'Italia nel mondo) sarebbe più che opportuna una mossa dello stesso ministero: un dicastero che interpella il Campidoglio per richiamarlo alla tutela di un bene culturale non è un'interferenza ma il rispetto dell'articolo 9 della Costituzione che Obbliga la Repubblica alla tutela del nostro retaggio storico-artistico. Il silenzio di Alemanno su questo punto, nonostante l'ultima occasione programmatica fosse perfetta per una dichiarazione di guerra, è molto preoccupante e dovrebbe seriamente allarmare chi ha a cuore la legalità e la protezione dei beni di Roma. Ci auguriamo che a preoccuparsi sia anche l'attuale inquilino del glorioso dicastero voluto da Giovanni Spadolini e poi diretto da Alberto Ronchey, il professor Lorenzo Ornaghi.