In un'Italia contrassegnata dalla varietà, è perfino ovvio che entro il sistema dei musei e luoghi d'arte e d'archeologia vi siano profonde differenze, e che i circa 4.500 censiti di varie origini e proprietà, e i 424 statali, non siano paragonabili tra loro. Mentre è opportuno che, per i musei come per l'intero patrimonio, sia mantenuta una sostanziale unitarietà normativa e procedurale, nel segno della tutela come elemento fondamentale della missione del ministero e di tutti i soggetti a essa concorrenti, è altrettanto necessario saper riconoscere le differenze, dipendenti dal l'origine e consistenza di ogni museo e luogo e, caso per caso, metterle a frutto. Una situazione del tutto particolare nel campo del patrimonio storico-artistico è rappresentata da Firenze: vale a dire, dalla Soprintendenza speciale per il Patrimonio storico, artistico ed etnoantropologico e per il Polo museale della città di Firenze, che ha la gestione diretta di 25 luoghi museali («centri di costo», in termini amministrativi) e la tutela dei beni non statali. E questo per ragioni storiche risalenti al mecenatismo e al collezionismo dei secoli passati, in cui si distinse la famiglia Medici. La densità di musei statali d'arte, che non ha pari in Italia, è dunque la conseguenza di una storia plurisecolare che ebbe un momento decisivo nel 1737, allorché Anna Maria Luisa Elettrice Palatina, ultima della dinastia, dispose col «Patto di famiglia» la permanenza nelle sedi fiorentine dello smisurato patrimonio artistico e librario passato dai Medici allo Stato. Alla formidabile concentrazione rappresentata da San Lorenzo con Biblioteca e Cappelle, dalla Galleria degli Uffizi, da Palazzo Pitti e da ville e giardini, si aggiunsero nel tempo altri luoghi per soppressioni, doni, acquisti, fino a raggiungere l'imponente consistenza del sistema odierno. Con i suoi 680 dipendenti e 5 milioni di visitatori (di cui, nel 2011, 1.700.000 agli Uffizi) il Polo museale, dotato dal 2003 di autonomia amministrativa e contabile, è l'unico sistema museale artistico italiano con significativi introiti: grazie alla bigliettazione ordinaria, maggiorata, integrata, a royalty, diritti, canoni e «sponsorizzazioni», acquisisce e trattiene nel proprio bilancio cifre che ogni anno superano i 20 milioni di euro. Le attività ordinarie e straordinarie hanno il decisivo supporto di soggetti privati: l'Ati concessionaria dei servizi d'accoglienza, istituti bancari e in specie l'ente Cassa di Risparmio di Firenze, associazioni di "Amici" e altri interlocutori, con i quali si stipulano accordi per progetti specifici. Le significative entrate, che l'autonomia consente di trattenere, sono generate in parte prevalente dai due musei più frequentati, le Gallerie degli Uffizi e dell'Accademia. Vengono però ridistribuite per le necessità di tutto il sistema, compresi i siti che rappresentano soltanto costi, come le ville e i parchi visitabili a titolo gratuito, nonché destinate in quote definite ad altri scopi: il «fondo di solidarietà» presso il ministero o, dal 2011, i progetti individuati nell'accordo Bondi-Renzi, primo dei quali i Nuovi Uffizi. Oltre al raro requisito di sostenersi con le proprie entrate (per quanto gli stipendi del personale siano assicurati dal ministero), i musei del Polo hanno un ruolo significativo nell'economia cittadina e nazionale, esercitando una capacità attrattiva che genera il cosiddetto "indotto" nelle diverse categorie legate in vari modi all'affluenza dei visitatori. E inoltre le loro attività rivolte al pubblico o meglio ai nostri pubblici differenziati, producono opportunità di lavoro per ricercatori ed esperti anche giovani, nonché per specialisti: restauratori, fotografi, editori, guide, ditte di trasporti, compagnie di assicurazioni. Perché se è vero che al primo posto nella gestione delle risorse mettiamo le azioni che consentono la tutela del patrimonio a noi direttamente o indirettamente affidato e dunque la manutenzione ordinaria e straordinaria del "verde", del costruito e delle collezioni, il restauro quando occorrente è vero altrettanto che vengono progettate e svolte, con notevoli risorse umane e finanziarie, azioni per la valorizzazione: come l'apertura ordinaria e le aperture straordinarie, l'accoglienza ai visitatori attraverso l'Ati concessionaria e le attività offerte dal personale di vigilanza e custodia, la presentazione ripensata e rinnovata delle collezioni permanenti e dei luoghi che le ospitano, ed "eventi" promossi da noi stessi e da altri. Nella sua sostanziale efficacia in ordine alla tutela, alla gestione e alla valorizzazione del patrimonio, il sistema del Polo fiorentino ha naturalmente margini di miglioramento. Sarebbe auspicabile lo snellimento delle procedure del bilancio, che nel comportare l'approvazione da parte dei due ministeri controllanti (Beni culturali ed Economia e finanze) tendono ad allungarsi. Così come sembra indifferibile la messa a punto di soluzioni innovative per l'area della vigilanza e custodia, assottigliata dai pensionamenti in assenza di turnover, specie considerando la cronica difficoltà delle aperture nei giorni festivi e in vista della progressiva acquisizione a Firenze di nuove sale alla Galleria degli Uffizi. Se dovessi sintetizzare in una sola parola il principio ispiratore che guida l'operato mio e dei valenti colleghi posti a dirigere musei, uffici e servizi nell'applicazione della tutela e degli altri segmenti della nostra missione pubblica, sceglierei "equilibrio": un equilibrio su molti fronti, che richiede ricezione delle aspettative della società civile ma anche, e non meno, rispetto per le esigenze di quel retaggio muto e prezioso che è il complesso dei beni culturali da consegnare al futuro. Equilibrio tra il massimo accesso sostenibile e i parametri della conservazione; tra le procedure generali dei lavori pubblici e le specificità delle lavorazioni dedicate al patrimonio; tra il rigore scientifico e la divulgazione corretta; tra i fragili materiali antichi e le nuove tecnologie; tra i tempi lunghi di certe scelte e realizzazioni, e la rapidità incalzante dei "media"; tra la dimensione locale d'eccellenza, che dà storia e sostanza al nostro patrimonio, e la rete ormai globale di relazioni che moltiplica i progetti condivisi e gli scambi internazionali; tra i governi locali e le autorità centrali. E, ultimo ma non ultimo, tra le pressioni del mondo economico e imprenditoriale, che insiste per una propria maggior presenza, in termini di partecipazione o addirittura di conferimento in gestione del patrimonio culturale, per incrementarne la "redditività" (che peraltro, com'è dimostrato da vari studi, è molto più indiretta che diretta); e le riserve espresse da chi ritiene prioritaria per il patrimonio la ragion d'essere culturale ed educativa, che l'eccesso di mercantilismo andrebbe ad affievolire se non a snaturare. Per mettere in figura da storica dell'arte una situazione così complessa e in costante evoluzione, mi piacerebbe evocare l'autorevole allegoria della Giustizia, in atto di soppesare continuamente i pro e i contro nella bilancia a due piatti. Ma spesso mi pare più appropriato il paragone, feriale e fabrile, con la condizione evocata dal detto popolare dello «star fra l'incudine e il martello». Soprintendente per il Patrimonio storico, artistico ed etnoantropologico e per il Polo museale della città di Firenze dati numeri Il biennio 2009-2011 Verba volant, scripta manent. Perché resti nero su bianco, la Soprintendenza speciale per il Patrimonio storico, artistico ed etnoantropologico e per il Polo museale fiorentino, ha appena pubblicato presso Giunti il Rapporto attività 2009-2010, un libro di 400 pagine ( 34,00) che fotografa nei minimi dettagli la vita della Soprintendenza fiorentina. Il libro contiene tutto. Si comincia con l'assetto organizzativo e gli organi istituzionali. Si passa poi alle risorse umane e a quelle finanziarie (qui si legge il pareggio di bilancio) e, visto questo, si entra nel vivo della vita del museo. Gli acquisti operati nel biennio (disegni, dipinti, fotografie, abiti storici e libri) sono seguiti dalle donazioni, che sono incredibilmente numerose (Candida Höfer e Thomas Struth sono tra i donatori). Sotto l'ampio capitolo delle attività figurano l'ufficio esportazione, la catalogazione, i restauri (120 pagine di testo! Tra cui il Polittico di Badia di Giotto) e finalmente le attività espositive in tutte le sedi del Polo museale (circa trenta mostre nel 2009, altrettante nel 2011), la ricchissima contabilità dei prestiti. Il Polo ha realizzato in questo biennio nuovi allestimenti (ad esempio il giardino dell'Accademia e il nuovo Museo di Palazzo Martelli) e numerosi interventi sugli immobili. Chiude il rapporto il numero dei visitatori: nel 2011 sono stati 4 milioni e 800mila in tutti i siti, 1 milione e 700mila solo agli Uffizi.