Fa discutere la scelta degli «eredi Maifredi» di coprire con una mano di vernice beige i dipinti murali che erano stati realizzati negli anni Cinquanta Il cortile interno era affrescato ed è stato rintonacato L'Aref indignata denuncia uno «scempio culturale» I proprietari assicurano: tutto in regola e autorizzato E c'è già chi sogna il recupero delle opere che sono state ricoperte con uno strato di vernice Quando una mano di bianco cancella la memoria artistica di una città. A sollevare il caso è l'Aref, associazione artistica e culturale intitolata alla memoria di Emilio Rizzi e Giobatta Ferrari, che grida allo scempio culturale per la 'intonaca- tura e tinteggiatura del cortile interno all'ex Casa Bignetti, storico palazzo che si affaccia al civico 5 di via Cavallotti, in città. Secondo l'Aref, i lavori in corso da tempo hanno fatto sparire alcuni dipinti di artisti bresciani ascrivibili all'esperienza di «Corrente», rivista di cultura che si occupava anche dei pittori del dopo-Picasso, a cavallo del Nuovo realismo. Uno strato di pittura beige copre quello che era stato definito il «Cenacolo di via Cavallotti», nato grazie ad artisti come Ermete Lancini, Gianbattista Cattaneo, Matteo Pedrali, Vittorio Botticini e ai fratelli Gianni e Augusto Ghelfi, pittori d'avanguardia che forse neppure a Brescia sono mai stati riconosciuti per quanto avrebbero meritato. L'OPERA- ricorda l'Aref- era nata grazie alla passione per l'arte e la pittura del vecchio proprietario del palazzo, l'ingegner Gianbattista Bignetti, «burbero benefico» che fu mecenate di molti artisti bresciani negli anni Cinquanta. Bignetti commissionò molte opere, che in parte resistono all'interno del palazzo: all'ingresso ancora si può vedere un grande affresco di Matteo Pedrali (che sarebbe stato salvato dall'imbiancatura per la protesta di alcuni inquilini), e sulle pareti del breve corridoio che porta alla « scena del delitto» si notano ancora due dipinti ispirati al cielo e al mare. Resistono anche un dipinto murale di carattere religioso e altre opere e mosaici all'interno di alcuni appartamenti e sulle scalinate. Appena si entra nel cortiletto, la sorpresa: le pareti, che secondo alcuni testimoni oculari erano affrescate fino a pochi giorni fa, ora sono completamente bianche. Non c'è più traccia del ciclo dedicato da Lancini al mondo del lavoro, con figure come la bambinaia, il cacciatore e la fiorista, circondate da angeli protettori. Figure vicari che - scriveva l'autore nel suo diario nel 1952 - erano «da vedersi tutte d'un colpo». L'OPERA si armonizzava alla perfezione con la pavimentazione del cortiletto e con le statue e le piante che si trovano al suo interno. Da qui l'indignazione dell'Aref, che accusa i nuovi proprietari dello stabile - eredi dell'ottuagenaria Maria Maifredi, deceduta un anno fa e che secondo chi abitava in via Cavallotti «amava il palazzo e i suoi dipinti» - di «sentirsi in dovere di disporre del proprio bene al di lidi ogni regola o limite». Secondo alcuni residenti di via Cavallotti, i nuovi proprietari avrebbero coperto i dipinti semplicemente perchè a loro «non piacevano», e perchè il restauro sarebbe stato troppo costoso. Interpellati, gli eredi della signora Maifredi hanno fatto sapere di non voler commentare la presa di posizione dell'Aref, ma hanno tenuto a sottolineare di essere «a posto con tutte le autorizzazioni necessarie, nulla osta dell a Soprintendenza ai beni artistici e architettonici compreso». Scettica l'Aref: «Risulta difficile capire come sia stato possibile approvare la copertura del testamento dei maggiori artisti bresciani degli anni Cinquanta». DI SICURO nello stabile i ponteggi dimostrano l'esistenza di lavori in corso, anche se gli operai affermano che quando i lavori per la ristrutturazione di un appartamento al primo piano sono iniziati, «le mura del cortile erano già state imbiancate». Versione che stride con chi ricorda i colori sgargianti e le figure semiastratte di Lancini presenti fino a due settimane fa. Un altro piccolo giallo è rappresentato dalla mancanza dei cartelli «lavori in corso». Lavori che, secondo chi conosce bene il palazzo, «già erano stati effettuati pochi anni fa», tanto che «è difficile immaginare la necessità di ulteriori restauri». In ogni caso, alla rivoluzione estetica sono sopravvissuti solo pochi affreschi, che seppur significativi. rendono «mutilato» il Cenacolo. Molto ridotte, secondo l'Aref, le speranze di poter riportare alla luce i dipinti: dipende da come sono stati effettuati i lavori. Per gli esperti, se i dipinti di Lancini fossero stati coperti con una pellicola protettiva subito dopo la loro realizzazione, potrebbero ancora salvarsi. E lo stesso potrebbe accadere se la pittura fosse penetrata anche solo parzialmente nel dipinto.
Brescia. Cancellato il cenacolo dal cortile di via Cavallotti
Riassunto in 200 parole:
L'associazione artistica e culturale Aref ha denunciato uno scempio culturale nella copertura con vernice beige dei dipinti murali del cortile interno dell'ex Casa Bignetti a Brescia. Il cortile era affrescato e ha subito un restauro, ma i nuovi proprietari, gli eredi di Maria Maifredi, hanno coperto i dipinti con una mano di vernice. Secondo l'Aref, i dipinti erano ascrivibili all'esperienza di Corrente, una rivista di cultura che si occupava anche dei pittori del dopo-Picasso, e includevano opere di artisti bresciani come Ermete Lancini e Matteo Pedrali.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo