Parere dell'avvocatura dello Stato dà ragione alla Commissione Il Comune non invierà progetti e piani in Regione Il nodo degli arretrati. L'organismo regionale pronto a glissare sui progetti dei mesi passati ma non sul Piano di assetto territoriale VENEZIA - Braccio di ferro tra Comune e Salvaguardia. Forte del parere dell'avvocatura distrettuale di Stato, la commissione chiede che Ca' Farsetti torni a mandarle le pratiche urbanistiche. Ma l'amministrazione non ci sta e non fa dietrofront nelle decisioni prese. Un anno fa, il 24 febbraio, dopo l'approvazione di un atto di indirizzo, la giunta ha smesso di inviare piani urbanistici e pratiche edilizie in calle Priuli. Il motivo? Venezia ha concluso 1'iter di adozione del Palav, il Piano d'area della laguna e, come prevede la legge, i pareri di Salvaguardia su grandi e piccole trasformazioni in centro storico non servono più. Questo il punto di vista però della giunta. A detta dei commissari della salvaguardia, invece, l'iter non è mai finito e ne hanno conferma dall'Ufficio legislativo regionale che a sua volta, quattro mesi fa, è ricorso all'avvocatura di Stato. Il 9 febbraio la risposta. In sei pagine gli avvocati Stefano Maria Cirillo e Maria Rosaria Cozzuto Quadri spiegano perchè «non pare condivisibile la scelta del Comune di Venezia - si legge nel documento - Le previsioni speciali di tale normativa (la Legge speciale, ndr) non hanno ancora esaurito il loro compito di tutela e inoltre l'accertamento del contrario non è stato effettuato secondo le procedure». In pratica, i due avvocati sposano quanto ha scritto la Salvaguardia in un documento di giugno e cioè l'adozione del Palav non è completa perchè mancano ambiti di gronda lagunare e litorale del Lido. Inoltre, sono assenti gli adeguamenti del Piano del Porto e dell'aeroporto e il «Pat è ancora in via di elaborazione», si legge nel parere. Alla vista del documento, in Salvaguardia si è gridato alla vittoria e il parere è stato inviato a tutti i Comuni della gronda lagunare, Soprintendenza e Direzione per i beni culturali, che già quattro mesi fa aveva sostenuto le ragioni della commissione. «Questo parere non costituisce un vincolo ed è caratterizzato da un'impostazione errata - ribatte la giunta - non tiene conto degli accertamenti che abbiamo svolto in merito al Palav e il Comune non è stato sentito». Di documenti dunque in Salvaguardia Ca' Farsetti non ne manderà nessuno. «Ancora una volta la commissione tenta di legittimare un ruolo che la legge non le riconosce più - conclude la giunta - ci si augura che cessi dall'interferire nella gestione amministrativa di Venezia». La Salvaguardia tuttavia non ci sta e se accetta che le pratiche chiuse tra febbraio 2011 e oggi non debbano essere vagliate mette in dubbio invece il valore del Pat, forte appunto del parere che le conferisce competenze edilizie e urbanistiche. Il braccio di ferro è tale per cui gli uffici comunali continueranno a lavorare come se nulla fosse e la Soprintendenza, in attesa di nuovi chiarimenti, ha ricevuto indicazioni di non interrompere il proprio operato. Tra i due litiganti tuttavia qualcuno dovrà mettere pace o quantomeno dire chi ha ragione. Il Comune che ha in mano tutte le varianti al Prg approvate dalla Regione? La Salvaguardia che pretende almeno una delibera di consiglio che attesti l'adeguamento al Palav? In questo guazzabuglio, a dirla tutta, non è chiaro chi debba fungere da paciere. L'assessorato regionale alla Legge speciale? La Provincia che ha ereditato da palazzo Balbi le deleghe urbanistiche? Nell'attesa di chiarezza, il litigio tra enti continua.