Nel periodo di massimo fulgore aveva raggiunto un bacino di più di 600 iscritti, oltre all'appoggio del gotha industriale padovano. Oggi i numeri fotografano una situazione fallimentare: un debito con la Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo di 33 mila euro ed una causa di lavoro piantata dall'ex segretaria per poco meno di 70 mila. E' la parabola discendente dell'associazione Amici dei Musei, nata nel 1973 da un'intuizione del conte Emo Capodilista: primo presidente, sorretto da un mecenatismo che aveva sedotto decine di imprenditori . Obiettivo dell'associazione, rendere "di massa" la cultura museale, anche tra coloro che non avrebbero potuto permettersi costose trasferte per raggiungere i luoghi della cultura. L'associazione, sotto la presidenza Capodilista, ha vissuto il suo periodo d'oro: si era guadagnata un respiro regionale, oltre che l'appoggio di grandi personalità del mondo imprenditoriale e della classe dirigente della città: vicepresidente la docente universitaria Irene Favaretto, nel cda Luca Bonaiti, Tatiana Clementi, Francesca Flores D'Arcais, Fabrizio Magani, Andrea Nante, Bianca Muraro Prosdocimi, Elisabetta Saccomani. Ma i sostenitori sono molti di più: nomi noti come quello di Morassutti, Bano, Robuschi, Lanteri. A tessere la rete di rapporti dell'associazione, la segretaria Silvana De Besi: organizzava, raccoglieva adesioni, era il motore degli Amici dei Musei, il braccio destro di Capodilista. Il conte la pagava mensilmente per tutto l'impegno profuso nell'attività. A fine anni Novanta però Capodilista inizia a star male. La moglie del conte, Marina, desidera che la tradizione dell' associazione resti forte, quale eredità di un marito che aveva reso l'apertura dei musei a tutta la popolazione una sorta di missione sociale. Deus ex machina, Giustina Destro, parlamentare ed ex sindaco, che irrompe sulla scena e mette in contatto la moglie dell'ormai defunto conte con Vittorio Tabacchi, cavaliere del Lavoro e presidente onorario del gruppo Safilo. Tabacchi parte in quarta: organizza un maxi convegno, la cui gestione è affidata a Silvana De Besi (che non riceverà un soldo per il lavoro svolto). Il presidente bussa alla porta della Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo per farsi aprire un credito di 50 mila euro per restaurare la pala del Romanino. Operazione presentata in pompa magna al museo Eremitani, dove l'associazione ha sede. Da quel giorno il nulla. Degli Amici dei Musei non c'è più traccia, resta però un buco di bilancio che a febbraio 2012 ammontava a 33 mila euro, dopo che sono entrati nel conto aperto con la Cassa di Risparmio 4 mila e 600 euro, proventi del cinque per mille destinato all'associazione. Ma il debito è destinato a salire. La banca infatti continua a pagare luce e gas dell'ufficio del museo Eremitani. E poi c'è il caso De Besi: l'impiegata, anima dell'associazione, non ha gradito il cambio di rotta imposto da Tabacchi. L'ha trascinato in tribunale con una causa di lavoro. L'udienza è fissata a settembre 2012: De Besi, rappresentata dall'avvocato Moro, chiede che le venga riconosciuta l'attività svolta, quantificata in 70 mila euro. Ora il mondo imprenditoriale padovano è combattuto tra la volontà di portare avanti l'eredita del conte Emo Capodilista e il rifiuto di andare a mettere una pezza alla gestione Tabacchi. Secondo lo statuto infatti unico responsabile dei conti dell'associazione è proprio il suo presidente. All'orizzonte un futuro denso di nubi: il rischio è che il sogno del conte si infranga su un mare di debiti.