Portoghesi: ottimo il piano di Renzi. Asor Rosa: intervento distruttivo Signoria, divide l'idea di rifare la vecchia pavimentazione Nel 1795 Ferdinando III decise di far posare la pietra grigia Il restauro concluso nel 1991 scontentò tutti II soprintendente Cristina Acidini: potremmo realizzare una ricostruzione virtuale del nuovo assetto e poi decidere che cosa fare ROMA Più di qualsiasi ricostruzione virtuale, c'è l'efficacia immediata di un'immagine del 1498: il rogo di Girolamo Savonarola, opera attribuita (senza sicurezze) a Francesco Rosselli e conservata a Firenze al museo di San Marco. Lì piazza della Signoria, a Firenze, appare con il suo aspetto originario: soprattutto con i riquadri di marmo che incorniciano il pavimento di cotto veneziano. Proprio il calpestio che oggi il sindaco di Firenze, tra mille polemiche, vorrebbe ripristinare, come ha spiegato nei giorni scorsi: «Potrebbe essere fatta dal 2015 in poi, ma sarebbe bello poterne discutere. Mi piacerebbe che si facesse lo sforzo per dialogare più serenamente». Il vulcanico sindaco di Firenze parte da un presupposto: «Piazza della Signoria sarebbe più bella se al posto di quel grigio delle pietre, che sono almeno di 4 tipi diversi, si potesse tornare al cotto. Su questo tema abbiamo già discusso in passato con i sovrintendenti ed è un'idea che io considero molto bella e che dovrebbe essere realizzata con sponsor: cioè non dovrebbe costare un centesimo ai cittadini». Il pavimento in cotto in piazza della Signoria ha in effetti resistito per secoli, fino al 1795 quando Ferdinando III di Asburgo-Lorena, terzo Granduca del ramo della famiglia imperiale austriaca succeduta agli estinti Medici, decise di sostituire il rovinatissimo cotto con l'austera e resistentissima pietra grigia. Poi l'interminabile cantiere che sconvolse il cuore di Firenze tra il 1988 e il 1991, la decisione di riaffidarsi alla pietra, un risultato finale «moderno» che scontentò tutti. Adesso la riapertura del dibattito su quel cotto che Ferdinando III dovette togliere dopo quasi quattrocento anni di servizio perché era diventato poco più che polvere. Una prima risposta dialogante è arrivata da Cristina Acidini, soprintendente del Polo museale fiorentino: «Visto che oggi abbiamo strumenti più efficaci, potremmo realizzare una ricostruzione virtuale della piazza e verificarne prima l'impatto. Non abbiamo fretta. Non c'è dubbio che attualmente la piazza subisca una pesante discontinuità e che rispetto alla sistemazione settecentesca sarebbero necessari interventi di riordino». Favorevolissimo è per esempio l'architetto Paolo Portoghesi: «Mi pare un'ottima idea. La stessa che avanzai io esattamente vent'anni fa quando si trattò di ripavimentare la piazza. Oggi la piazza, con quel grigio su grigio, è poco percepibile e leggibile. Direi che tecnicamente, rispetto al cotto originale, sarebbe la rimozione di una superfetazione, cioè di una sovrapposizione, anche se storicizzata. Dal punto di vista delle teorie del restauro si tratterebbe di una scelta forse paradossale: ci vorrà un pizzico di eroismo, comunque benvenuto quando c'è immobilità». Dello stesso avviso Vittorio Sgarbi («Si toglierebbe una pavimentazione nuova e brutta per collocarne una di tipo "prettamente archeologico" e questo intento è senza dubbio positivo»). E anche Paolo Marconi, ordinario di Restauro architettonico a La Sapienza di Roma (sta, per esempio, finendo il restauro delle Scuderie della Venaria Reale a Torino): «Si tratterebbe di un intervento filologicamente correttissimo e si tradurrebbe in un bel complimento a Firenze. Bisognerebbe ritrovare tutte le immagini che raccontano quel cotto e metterne un tipo capace di resistere all'usura e al continuo cammino dei passanti». Ma non tutti sono d'accordo. Fieramente ostile è per esempio Alberto Asor Rosa, critico letterario e scrittore, campione della battaglia contro l'ecomostro di Monticchiello e per la salvaguardia del Paesaggio in Italia: «Una proposta distruttiva almeno quanto lo possono essere interventi di degrado in ambito edile o territoriale. Anche l'antiquaria ed il restauro obbediscono alle leggi della storia. Se si dovesse ragionare col criterio di Renzi, dovremmo rifare il Colosseo e, perché no, magari in cemento armato. Dubito che si possa ritrovare il cotto così come si faceva nel Rinascimento». E poi c'è la Cgil, con Luca Pasqualetti della Funzione pubblica di Firenze: «E' avvilente, i lavoratori e le lavoratrici dei servizi scolastici e dell'assistenza domiciliare sono in attesa di risposte per il loro posto, i nostri amministratori pensano bene di spendere i soldi dei contribuenti non nei servizi per i cittadini, ma, nella migliore delle ipotesi, per rifare il look ad un pezzo della città». I precedenti Pisa. Il Comune ha pensato di rifare la pavimentazione di piazza Cavalieri, quella firmata da Giorgio Vasari. Immediate le proteste: tra gli altri Salvatore Settis, già direttore della Normale Spoleto. Quando venne rifatta la pavimentazione di piazza Duomo, con il pittoresco «cotto a spina di pesce» voluto negli anni Cinquanta sostituito da mattoni nuovi, fu Vittorio Sgarbi a protestare vivacemente Roma. La giunta Alemanno pensa di intervenire sula storica Piazza Navona, con una serie di interventi che riguardano anche i marciapiedi. Si infuria l'opposizione, ma anche l'archeologo Andrea Carandini si dichiara decisamente contrario