Palacinema, pressing sul ministro per coinvolgerlo nell'operazione, ma Ornaghi preferisce rimanerne fuori Orsoni e Baratta vogliono chiudere il "buco" del Palacinema, ma il ministro dei Beni Culturali Lorenzo Ornaghi, per ora, si chiama fuori. Diventa sempre più complicata la partita in corso tra Roma e Venezia dentro e fuori la Biennale, tra le velleità decisioniste del nuovo consigliere del ministro nella fondazione Emmanuele Emanuele e il fronte del no compatto alla sua richiesta che va da Baratta, a Orsoni, allo stesso presidente della Provincia Francesca Zaccariotto e rischia di raffreddare i rapporti con il Ministero anche per la questione del tormentato cantiere del nuovo Palazzo del Cinema. La soluzione ormai individuata per il "buco" del Palacinema, è finalmente la sua copertura, risolvendo il problema dell'amianto e recuperando l'area sia per una "piazza" a disposizione della Biennale e della Mostra del Cinema, sia per la realizzazione eventuale di un altro edificio, a uso anche congressuale, più piccolo e senza parti interrate, trovando poi i privati disposti ad investire. La soluzione si è già iniziata a delineare nella riunione convocata in Regione dal commissario per le emergenze ambientali Mariano Carraro e ha cui ha preso parte come primo interlocutore da parte del Comune di Venezia - che ha "ereditato" il problema - il riconfermato commissario Vincenzo Spaziante. Com'è noto, il cantiere del Palacinema è arrivato a tre metri di profondità, dove sono stati ancora individuati residui di amianto, che con ogni probabilità è presente anche a profondità superiori. Lo scavo doveva in teoria proseguire sino a una profondità di nove metri, secondo il progetto attuale del Palazzo del Cinema, ma la prospettiva non ha ormai più senso, anche per i costi esorbitanti - in aggiunti a quelli accumulati - che una bonifica integrale comporterebbe. «Tombando» invece i residui alla profondità attuali, si eliminerebbe ogni rischio ambientale e si potrebbe finalmente recuperare l'area - come è nell'interesse di tutti - a cominciare dalla Biennale, che con il presidente Paolo Baratta chiede caldamente di non doversi trovare ad affrontare un' altra edizione del Festival del Cinema, con il "buco" ancora aperto. Ci vuole, però, anche il sì del Ministero dei Beni Culturali, per una responsabilità condivisa, visto che il cantiere del nuovo Palazzo del Cinema è stato gestito dalla Presidenza del Consiglio. E Ornaghi, nonostante il "pressing" di Orsoni, non se ne vuole occupare, temendo ulteriori problemi, visto che la questione è ormai passata nelle mani del Comune. La nuova "grana" apertasi sul Consiglio della Biennale e il ruolo del neoconsigliere Emanuele, in questo, non aiuta, anche perché a giocare un ruolo determinante in questa partita è ancora una volta - come già con Galan - il capo di gabinetto del ministro Salvo Nastasi, rimasto al suo posto. Sarebbe proprio arrivato da Nastasi a Ornaghi il suggerimento di designare Emmanuele Emanuele come suo consigliere della Biennale. E sempre da Nastasi sarebbe arrivato il consiglio al ministro, subito messo in pratica, a scrivere a Baratta per difendere il ruolo e le competenze del suo consigliere, dopo la lettera inviata a Ornaghi dallo stesso Emanuele. Nastasi, con Emanuele, si era anche speso per una riconferma di Marco Muller alla guida della Mostra del Cinema di cui Baratta non ha voluto sapere. E in questo clima anche il "buco" resta per ora aperto.
Lido, Palacinema. Orsoni e Baratta non riescono a tappare il buco
Il ministro dei Beni Culturali Lorenzo Ornaghi si è rifiutato di coinvolgere il Palacinema nell'operazione per coprire il "buco" del cantiere del nuovo Palazzo del Cinema. Il problema dell'amianto è stato risolto con la copertura del cantiere, che permetterà di recuperare l'area per una "piazza" a disposizione della Biennale e della Mostra del Cinema. La soluzione si è delineata nella riunione convocata in Regione dal commissario per le emergenze ambientali Mariano Carraro. Il Comune di Venezia ha "ereditato" il problema e ha preso parte alla riunione come primo interlocutore. Il cantiere del Palacinema è arrivato a tre metri di profondità, dove sono stati individuati residui di amianto.
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