A Napoli, duecento lavoratori del patrimonio culturale protestano contro la loro condizione precaria, e chiedono di essere stabilizzati: «Senza di noi dicono il Museo Nazionale Archeologico sarà costretto a chiudere». Davvero un brusco ritorno alla realtà, dopo la retorica stantia e nebulosa del cosiddetto 'manifesto per la cultura' lanciato in pompa magna dal supplemento culturale del quotidiano di Confindustria. A trent'anni dalla nascita della 'dottrina del petrolio d'Italia' fondata da Gianni De Michelis, siamo ancora in piena ideologia dei giacimenti culturali: guardiamo al patrimonio come a qualcosa da sfruttare per ricavarne la massima rendita possibile. La conseguenza è un'economia dei beni culturali essenzialmente parassitaria, ben simboleggiata dalle strapotenti società di servizi che lavorano grazie a un sistema di concessioni a dir poco opaco, e che stanno cambiando radicalmente in senso commerciale la stessa politica culturale del Ministero per i Beni culturali. Questo sistematico drenaggio delle risorse pubbliche verso tasche private non ha neanche la legittimazione della creazione di posti di lavoro: tutto si basa su un cinico sfruttamento di lavoratori precari, spesso anche molto qualificati (come gli storici dell'arte e gli archeologi che escono dai dottorati delle università italiane). Se vogliamo davvero aprire una riflessione sui rapporti tra pubblico e privato nel mondo dei beni culturali, il punto di partenza non può essere la fantasiosa celebrazione delle magnifiche sorti e progressive di un nuovo mecenatismo italiano (di cui, francamente, non si vede traccia), ma una seria analisi della sorte dei duecento precari di Napoli.
CAMPANIA - Giacimenti miraggio
A Napoli, 200 lavoratori del patrimonio culturale hanno protestato contro la loro condizione precaria e hanno chiesto di essere stabilizzati. Se non si risolve il problema, il Museo Nazionale Archeologico potrebbe essere costretto a chiudere. I lavoratori hanno criticato la politica culturale del Ministero per i Beni culturali, che sembra essere essenzialmente parassitaria e basata sull'economia dei beni culturali. La politica è caratterizzata da un sistematico drenaggio delle risorse pubbliche verso tasche private, senza creare posti di lavoro. I lavoratori precari spesso sono qualificati, come gli storici dell'arte e gli archeologi.
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