Il paesaggio urbano di Genova è un immenso parco di scorci, frammenti di panorama determinati dalla presenza viva degli umani, come nella città antica. Tuttavia sono i luoghi dei morti a rappresentare scenario suggestivo, documentato in più di unoccasione e declinato in più duna sensibilità dallalbum di famiglia del cimitero di Staglieno e da quello meccanico del Ponente cittadino, dove dalle fosse emergono le ossa dacciaio delle fabbriche che furono. Un cimitero industriale, che tanto si presta quanto la necropoli alla monumentalità. Ne è ulteriore prova la mostra Ilva Cornigliano 2006-2008 sino al 25 marzo allAuditorium deiMuseri di Strada Nuova, Palazzo Rosso, in cui le opere di Ivo Saglietti e Federica De Angeli offrono una sorta di fremito estremo della città del lavoro, mutata nelle mansioni, negli indirizzi e nelle prospettive. Dove si martellava il metallo si intravedono novità, «Industrie creative per giovani creatori», suggerisce lassessore alla Cultura Andrea Ranieri, del resto i luoghi della quotidianità - specie se dismessi - sono teatri inconsapevoli e naturali (Fiumara, il "Dente del Galliera" sulla diga foranea, Forte Sperone e un traghetto per la Tosse, la gru galleggiante Langer Heinrich per il Cargo). Così è per Saglietti e De Angeli, che raccontano questo pezzo di città emblematico, contestato, odiato, la cui assenza è più pesante del vuoto materiale che ha lasciato. «Il percorso - scrive Elisabetta Papone, direttrice di Genova fotografia, Centro di Documentazione per la Storia, lArte e lImmagine di Genova - rigorosamente in bianco e nero, ci riporta allinterno del complesso industriale, corpo in rovina nei cui meandri i fotografi si muovono allapparenza senza sitematicità, seguendo itinerari personali, quasi emozionali». Unesumazione di intensa tragicità: «Nessuna committenza - aggiunge Papone - è dietro alle scelte dei fotografi, che agiscono in completa autonomia, perseguendo un progetto visivo e culturale totalmente libero, animati in prima istanza dal desiderio di restituire alla fotografia uno dei suoi compiti primari: la conservazione della memoria, nello specifico quella del delicato passaggio tra deliberata demolizione e prossima destinazione, tra un difficile e ancora visibile passato e un futuro in costruzione, ancora invisibile».