E intanto gli impressionisti statunitensi si mettono in mostra a Palazzo Strozzi di Gabriele Rizza Dalla vecchia Europa al Nuovo Mondo, andata e ritorno. Anche per l'arte. Così mentre sta per aprirsi nelle sale diPalazzo Strozzi a Firenze una grande mostra sui pittori americani che nel capoluogo toscano vissero nel corso del XIX secolo, ad Arezzo si annuncia una collaborazione tra i musei italiani e statunitensi per uno scambio di opere d'arte. Lettere deplomatiche. Questo è il senso della lettera che l'ambasciata d'Italia negli Usa ha inviato al sindaco di Arezzo Giuseppe Fanfani. Infatti a Washington è nata l'idea di una mostra «italiana» e fra le opere da esporre «la comunità politica e artistica americana - ha sottolineato l'assessore alla cultura Pasquale Macrì - ha offerto la possibilità di esporre il celebre Crocifisso del Cimabue conservato nella chiesa di San Domenico». L'operazione dovrebbe essere inserita tra gli eventi dell'Anno della cultura 2013, decretato dal ministro Giulio Terzi in occasione della visita a Washington insieme al premier Monti. «Auspico che i nostri sforzi possano portare a un risultato concreto - ha detto il sindaco Fanfani - e per questo ho dato incarico all'assessore alla cultura di mettere in piedi un tavolo di lavoro che coinvolga i soggetti interessati, in primis Soprintendenza e Diocesi con i quali intendiamo collaborare in questo percorso di prestigio». Giramondo eccentrici. Ma torniamo a Firenze e alla rassegna che apre domani a Palazzo Strozzi. Qui troviamo dandy, giramondo, eccentrici e naturalmente ricchi. Votati al cosmopolitismo con l'Europa nel mirino. La sua storia, la sua cultura, un romanzo di formazione e una finestra sul mondo. Il viaggio in Italia era un corollario indispensabile, un'occasione tutta da cogliere. A dire il vero qualcuno di qua dall'oceano c'era anche nato o ci aveva preso casa. I più fortunati a Firenze, culla e anima del Rinascimento. Come John Singer Sargent, che in riva all'Arno aveva visto la luce nel 1856 da una famiglia di intellettuali nomadi per vocazione (morirà a Londra nel 1925) o come Franck Duveneck che si trasferì in Europa dove studiò pittura dando vita a un cenacolo (più che una scuola) nota come "Duveneck Boys" per poi installarsi con la moglie Elisabeth Boot in villa a Bellosguardo. Gli impressionisti del Nuovo Mondo. Ruota intorno a loro la mostra "Americani a Firenze. Sargent e gli impressionisti del nuovo mondo" a cura di Francesca Bardazzi e Carlo Sisi che resterà apertafino al 15 luglio (catalogo Marsilio). Divisa in sei sezioni, indaga sul fecondo rapporto (per entrambi) che si instaurò fra la vivace colonia di artisti americani e i circoli più avvertiti della cultura fiorentina. Il contatto fu istruttivo, l'ambiente era favorevole. Gli American Painters lasciarono il segno e Firenze ci guadagnò in apertura mentali, spregiudicatezze, disinibizioni. Scorrono davanti al visitatore, ben sistemate nel sobrio allestimento, una serie di opere di artisti che arrivarono a Firenze con la fine della guerra di Secessione (nel 1865), un flusso che si protrasse fino ai primi del 900. Sono opere interessanti e di maniera, sospese fra accademismo e impressionismo, quando non immerse nella luce tipica della "macchia", dove a prevalere sono i gli scorci, le vedute, i paesaggi tipici toscani e sopratutto i ritratti, con ampia prevalenza di quelli femminili. ta se non sconosciuta. Sulle pareti della "camera con vista" passano nomi come quelli di Joseph Pennell, Thomas Eakins, Arthur Bowen. Elihu Vedder, William Merrith Chase. Cecilia Beaux. Aperta tutti i giorni dalle 9 alle 20, info 055 2645155 e www.palazzostrozzi.org