Caro Federico Orlando, ho letto con interesse la sua risposta su Europa, relativa al disastro di Pompei e alla rapina del sito archeologico di Cerveteri. L'ultima parte del suo intervento è l'emblema perfetto (e tragico) dell'attuale situazione dei beni culturali. Di fronte alle denunce del Corriere della Sera, a firma di Sergio Rizzo, ma conosciute nel dettaglio da qualunque persona si impegni anche per una settimana nella salvaguardia e valorizzazione del patrimonio, lei ha telefonato alla soprintendenza a Valle Giulia. Con il Codice dei beni culturali alla mano, ha chiesto se venisse tuttora applicato. La risposta è stata «certamente sì». Dopodiché lei ha chiesto se si potessero incoraggiare gli studenti a compiti di vigilanza volontaria e la risposta è stata «No», visto che «ci sono già quattro o cinque associazioni nell'Etruria meridionale che lo fanno» e che «non è possibile improvvisarsi nella difesa del patrimonio». Questa risposta è l'esempio più chiaro di quello che io chiamo l'ingabbiamento della struttura preposta alla tutela e alla conservazione dei beni culturali, e di cui ho anche riflettuto nel mio libro Salvatore Settis e la bellezza ingabbiata dallo Stato. In pratica la soprintendenza di Valle Giulia, come qualunque soprintendenza da me conosciuta in Italia, dice: siccome non tutti quelli che amano Cerveteri sono competenti, allora non possono fare vigilanza volontaria perché non ci si improvvisa esperti nel settore. In una sola risposta ha, da un lato, demotivato l'ardore, l'amore, di quanti nella società civile vogliono salvaguardare e valorizzare il sito archeologico più importante della civiltà etrusca, coadiuvati da persone esperte (ma perché solo dipendenti della soprintendenza?), e dall'altro lato ha confermato che i tombaroli proseguiranno senza difficoltà la loro opera di saccheggio. Questo è il limite di tutte le soprintendenze, che soffrono anche di pauroso deficit di personale e di fondi: sono chiamate a tutelare il patrimonio, da sole non potranno mai farlo efficacemente, e invece di aprirsi ad una sinergia quotidiana, ricercata e progettuale, con le libere insorgenze del territorio, con tutte le persone che sono pronte a lavorare per la difesa e la rinascita dei loro luoghi, invece di aprirsi e di incentivare tutti gli spiragli di collaborazione tra stato e società civile, spesso oppongono un divieto, che è soltanto e totalmente controproducente. Le potrei fare centinaia di esempi dal Trentino alla Basilicata all'amato da me e da lei Molise, con il suo superbo e sconosciuto sito romano-sannita di Altilia Sepino, su cui svetteranno le pale eoliche. Finché le soprintendenze agiranno solo in senso prescrittivo e censorio verso le libere aggregazioni, avremo i quotidiani che, come il suo e il Corriere, riportano quasi ogni giorno denuncie di furti, saccheggi, malconservazioni e degradi. LUCA NANNIPIERI, DIRETTORE CENTRO STUDI UMANISTICI ABBAZIA DI SAN SAVINO, PISA Caro Luca Nannipieri, grazie per l'aiuto che con questa lettera lei offre alla lotta anche di Europa per la civiltà italiana, e per la collaborazione che ci dà nelle pagine culturali (complimenti per l'articolo di ieri «Il punto debole del pensiero debole», ovvero del dialogo a distanza Vattimo- Cacciari). Io spero che qualche dialogo si possa svolgere anche fra giornalisti e soprintendenze, essendo nostro unico scopo aiutare queste strutture dello stato ad avere più mezzi, più persone e più idee. Per restare nell'Etruria meridionale, la informo che oggi e domenica si discuterà anche di soprintendenze, credo, alla Biblioteca civica di Santa Marinella, in un convegno sulla riscoperta di Castrum Novum: scomparsa città romana di quel territorio a Capo Linaro, le cui splendide statue, scoperte dagli archeologi di Pio VI nel Settecento, si possono vedere nei Musei Vaticani. Come quelle di Cerveteri al British. Per completare il quadro malinconico, le dirò che la terza campagna di scavi intrapresa dall'archeologo Flavio Enei, direttore del museo del Mare di Santa Severa, si svolge con la partecipazione della Soprintendenza e delle università Lilla 3, Normale di Parigi e Picardia. Ma, trattenga il pianto, quando quei generosi professori e studenti si recarono a prendere visione dei luoghi, nessuna amministrazione o ente si degnò di offrir loro un pranzo. Chissà se i francesi avranno pensato, come ammonivano gli antichi, «Non gettate le vostre perle...». Per fortuna, l'Italia sopravvive grazie a minoranze che sanno raccoglierle. Federico Orlando
La Soprintendenza impotente e la rapina dei beni culturali
Il direttore del Centro Studi Umanistici Abbazia di San Savino, Luca Nannipieri, ha scritto una lettera a Federico Orlando, critico del disastro di Pompei e della rapina del sito archeologico di Cerveteri. Nannipieri sostiene che la soprintendenza di Valle Giulia ha risposto con un "ingabbiamento" alle richieste di studenti e civili che vogliono aiutare a salvaguardare e valorizzare i siti archeologici, affermando che non si può improvvisarsi esperto nel settore.
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