CERCHIATE in rosso sul calendario la data del prossimo primo ottobre: se non ci saranno intoppi, sempre possibili nei rush finali, quel giorno la grande mostra dedicata a Francesco Lojacono inaugurerà la nuova sede della Galleria d'arte moderna, nel convento di Sant'Anna, ai Lattarini. Un evento storico per le istituzioni culturali cittadine: si tratta, infatti, del primo nuovo museo ad aprire i battenti a Palermo dopo oltre mezzo secolo, dal lontano 1954 quando venne inaugurata la Galleria regionale della Sicilia a Palazzo Abatellis; ma anche, per scrupolo di filologia, questa sarà la prima vera sede della Galleria visto che i locali del Politeama furono considerati temporanei sin dall'originaria collocazione del 1910, in attesa di nuova e più adeguata sistemazione delle raccolte appena iniziate. Sono passati, invece, novantacinque anni, quasi fisiologici in una città dove nulla è più immobile di ciò che nasce come provvisorio; quasi un secolo, in cui la Civica Galleria ha svolto il suo ruolo di conservazione museale facendo i conti con spazi angusti, magazzini di fortuna per sistemare le opere non esposte, carenza di finanziamenti. La decisione di trasferire la Galleria al Convento di Sant'Anna la Misericordia (monumentale edificio-cerniera tra le due splendide piazze di Sant'Anna e della Croce dei Vespri) si deve all'assessorato alla Cultura allora guidato da Francesco Giambrone, ed è quindi l'iter finalmente bipartisan seguito dalla giunta Cammarata che taglierà il traguardo nei prossimi mesi. MA PER decenni sulla nuova sede della Galleria sono fioriti dibattiti e polemiche, ipotizzandone di volta in volta la sistemazione a Palazzo De Seta, all'Albergo delle Povere, a Palazzo Ziino, persino nei locali già dell'Ars Nova in via Dante. Discussioni non pretestuose, che anche sul versante architettonico investivano un dilemma di fondo: se la Galleria d'arte moderna dovesse cioè impegnarsi nell'incremento delle raccolte, nell'attività espositiva anche sul contemporaneo o al contrario concentrare la propria fisionomia istituzionale su quella stagione tra Otto e primo Novecento su cui si fondano i nuclei fondamentali delle collezioni. La scelta è caduta infine su questa seconda ipotesi: una separazione tra moderno e contemporaneo che trae del resto giustificazione dal mutato panorama dello stato dell'arte negli ultimi decenni peri materiali, le tecnologie, gli ingombri, la stessa natura fisica e concettuale delle opere e che ritaglia il ruolo futuro della Galleria come terreno privilegiato di indagine di quella stagione cruciale, con-traddittoria e irrisolta, che vede la nascita dell'identità moderna della città. Come è del resto avvenuto da tempo nei musei di mezza Europa, dove l'Ottocento è stato riscoperto senza complessi di inferiorità come momento di una cultura accademica più internazionale di quanto possa apparire sull'onda di una vulgata stereotipa. La mostra dedicata a Francesco Lojacono sarà quindi il primo tassello, e il primo banco di prova, di una attività di indagine e valorizzazione della storia culturale cittadina che la direttrice Antonella Purpura intende sviluppare in relazione a quelle coordinate nazionali e internazionali in cui la vicenda isolana trova la propria naturale collocazione. La nuova galleria si svilupperà per circa cinquemila metri quadrati suquattro livelli: ilpiano terra con il piccolo cortile porticato [dove saranno ubicati i servizi aggiuntivi, biglietteria, bookshop e caffetteria) e i tre piani superiori dedicati alla collezione permanente che potrà finalmente essere valorizzatasianelrespiro espositivo, sinora asfittico, che nel recupero di opere custodite nei magazzini: tanto Ottocento, certo, da Patania a Leto a Catti, ma anche tanto primo Novecento, sino a quella stagione tra le due guerre quando (con l'ingresso di opere di Casorati, Cagli, Sironi, Pirandello, Campigli, ma anche di Rizzo, Lazzaro e Greco) il museo conobbe il suo ultimo, importante e organico incremento. I progetti, tuttavia, non si fermano qui: collezione permanente e mostre temporanee non sempre potranno convivere, e la vecchia sede del Politeama, a restauri ultimati, potrebbe diventare un rinnovato spazio espositivo. Con un auspicio finale, che è comunque una necessità improrogabile se si vuole davvero il funzionamento a pieno regime della nuova struttura: un nuovo statuto che assicuri alla Galleria autonomia di bilancio per acquisizioni, mostre, iniziative didattiche, sottraendola alla forche caudine spesso imprevedibili sino all'ultimo momento delle delibere comunali.