Lassessore allUrbanistica Braccio di ferro tra ministero e Comune circa la Vas sul progetto nella tenuta Esiste solo un vincolo paesaggistico e non anche archeologico, non eravamo tenuti a coinvolgerli nella procedura di Valutazione ambientale strategica Sarebbe il Ministero dei beni culturali e non lamministrazione di San Vincenzo ad aver preso un clamoroso granchio sulla Valutazione ambientale strategica (Vas) avviata sul piano di risanamento della Tenuta di Rimigliano. Lo scrive in un comunicato il Comune rivierasco guidato da Michele Biagi (Pd) e lo ripete lassessore allurbanistica Massimo Bandini: «La direzione regionale del Mibac ci accusa di non averla coinvolta nella procedura di Vas. Sostiene che avremmo dovuto farlo perché la legge impone che quando entrano in gioco le competenze di due soprintendenze diverse, in questo caso quella archeologica della Toscana e quella per i beni paesaggistici di Pisa, deve essere chiamato ad esprimersi anche il ministero. In realtà non è così, sulla tenuta di Rimigliano sussiste solo un vincolo paesaggistico». La stessa versione che ieri la giunta di San Vincenzo ha affidato ad una nota. Una presa di posizione molto dura, in cui lamministrazione Biagi «si riserva di attivare eventuali azioni legali a tutela del suo operato». E stata proprio una lettera del Mibac inviata lunedì al Comune a mettere a rischio tutto liter procedurale per una delle operazioni urbanistiche più contestate e più ambiziose della Toscana. Lerrore degli uffici tecnici del paese in provincia di Livorno sarebbe stato quello di non aver mai mandato i documenti necessari per avviare la Vas alla direzione regionale, nonostante avessero coinvolto sia la soprintendenza di Pisa che quella archeologica della Toscana. Fatto che attiverebbe la competenza del ministero. E quindi «in mancanza del corretto iter - recita la lettera - qualunque opera» venisse costruita andrebbe «considerata illegittima». La tenuta di Rimigliano è un grande parco di 560 ettari a monte della litoranea che da Piombino porta a Livorno, acquistato 8 anni da una cordata formata da Maurizio Berrighi (imprenditore locale), i fiorentini Marchi-Falk, gli Antinori e i Pecci di Prato. Per averlo versarono ai Tanzi 30 milioni. Solo a ottobre, dopo mille polemiche, il consiglio comunale ha approvato la variante al regolamento urbanistico per dare il via ai progetti. Il piano prevede il recupero di 19mila metri quadrati di antichi casali da trasformare in 120 appartamenti e in un albergo.