Failla incontrerà il dirigente del parco archeologico del Simeto Si guarda a domani, fiduciosi che possa essere il giorno in cui la vicenda trovi la soluzione finale. Domani, quando al palazzo di zona Ardizzone si incontreranno il dirigente del parco archeologico del Simeto (ex Sovrintendenza ai beni culturali di Catania), Gioconda Lamagna; i dipendenti dell'ufficio cultura, diretti da Orazio Palumbo ed il sindaco della città, Pippo Failla. L'obiettivo resta uno: riaprire il castello normano, simbolo della città, chiuso da metà gennaio, dopo che all'interno del bene monumentale sono state riscontrate alcune irregolarità in termini di rispetto della normativa in materia di sicurezza. I problemi sembra siano stati tutti risolti. Dunque, il Comune può tornare a sedersi attorno ad un tavolo con il Parco archeologico del Simeto (Ente che sovrintende al bene per conto della Regione, reale proprietario dell'immobile). E nel corso dell'incontro dovrebbe essere sottoscritta anche una convenzione, un protocollo d'intesa tra le parti che sancisca ufficialmente l'utilizzo del bene monumentale, mettendo fine alla querelle che lo scorso anno ha fatto discutere relativamente proprio alla titolarità del monumento. Dal Comune c'è la massima apertura per una collaborazione fattiva che possa valorizzare al meglio i beni monumentali ed architettonici della città, ci sarebbe addirittura la volontà di proporre al Parco archeologico di cedergli una parte dei locali dell'ex ospedale, oggi "Palazzo delle Arti", posti al primo piano, per poterli destinare agli uffici del Parco Archeologico del Simeto. Sempre dal Comune avanzeranno la proposta di spostare il museo archeologico, al momento ospitato al museo "Savasta", quest'ultimo da destinare solo deposito per i beni archeologici. Tornando alla chiusura del castello, ciò che sorprende è che in città nessuno sembra essersi accorto del fatto che il dongione normanno è rimasto chiuso per un mese e mezzo. Nessuna segnalazione agli organi di stampa, nessuna richiesta di chiarimento su cosa ha determinato l'interdizione ai locali. Lo stesso Ente comunale ha taciuto sull'avvenuta chiusura, senza fornire alcuna spiegazione. Si chiudono le porte del bene più prezioso della città e la notizia passa in sordina. E grazie alla vicenda "Castello", si riaccendono i riflettori sulla collina, che resta sempre in condizioni non ottimali. Il problema più grande resta legato alle scritte sui muri dei beni monumentali, che deturpano l'intero ambiente. Lo stesso castello normanno soffre per disegni e fregi vari che mani anonime hanno lasciato sui suoi muri. Per non parlare, poi, della chiesa di Santa Maria dell'Alto e del cimitero monumentale. Ed in questo clima, cresce la paura per il convento di "San Francesco alla Collina", unico bene ad essere fornito di telecamere di videosorveglianza, deturpato con una scritta appena qualche giorno dopo esser stato completato. Mary Sottile 01032012