L'opera del Gagini ancora si trova smembrata in 50 pezzi. Oggi intervento del Fai Era il 1997 quando si cominciò a pensare di recuperare l'altare del Gagini dello Spasimo, che ancora oggi si trova, smembrato in cinquanta pezzi, nei magazzini di questo sito. L'opera faceva da cornice alla tavola lo "Spasimo in Sicilia" di Raffaello, oggi in bella mostra al museo del Prado. Ma nel 1928 il gioiello marmoreo venne smontato e lasciato fino al 1957 in un magazzino. Nel 1957 si decise di trasferirlo a villa S. Cataldo di Bagheria, sede dei gesuiti. Nel 1997 il rientro allo Spasimo. Intanto oggi pomeriggio (ore 18) la delegazione Fai di Palermo, guidata da Lelia Collura, nell'ambito del ciclo di conferenze "Che fai stasera" organizza un incontro con Maria Antonietta Spadaro e Giuseppe Scuderi nella chiesa di Sant'Antonio Abate che si trova all'interno del complesso dello Steri. L'argomento? Il restauro dell'altare del Gagini. Sul recupero dell'opera c'è un recente progetto firmato dall'arch. Gianni Crivello e dall'ing. Tonino Martelli. C'è anche la copertura finanziaria di 150 mila euro e il benestare della Sovrintendenza di Palermo. La metodologia del restauro prevede: rimozione dei depositi superficiali e stuccatura temporanea per garantire la minima solidità di scagliature, fessurazioni e lesioni. Inoltre sono previsti interventi di riadesioni di frammenti e parti pericolanti, consolidamento. Allora perché non parte il restauro? Sembra che il ritardo sia dovuto ai lavori che sono in corso nel complesso dello Spasimo. Il dipinto era stato commissionato nel 1517 dal monastero olivetano di S. Maria dello Spasimo. Si racconta che l'autore lo realizzò a Roma e poi lo inviò per nave a Palermo. Nel corso della traversata l'imbarcazione naufragò e le onde portarono la tavola verso le coste genovesi, dove l'opera fu ripescata senza avere subito danni. Su spinta del Papa il dipinto poté arrivare a Palermo. Ma il capoluogo siciliano godette dell'opera soltanto un secolo. Nel 1622 la tavola venne acquistata dal viceré Ferrando de Fonseca per il re Filippo IV, che la volle sull'altare maggiore della cappella dell'Escorial. Soltanto nell'Ottocento tornò nelle collezioni spagnole. La chiesa e il convento dello Spasimo vennero edificati nei primi anni del Cinquecento dai monaci dell'Ordine di S. Maria di Monte Oliveto. La chiesa, però, venne abbandonata dai monaci in quanto si doveva rafforzare il vicino baluardo dello Spasimo. La comunità religiosa venne trasferita nel convento di S. Spirito, così il complesso diventò una sorta di magazzino del Senato e un ospizio per ospitare indigenti. Spiega Adriana Chirco: "La chiesa è considerata l'ultima grande opera aderente allo stile gotico di provenienza iberica e, seppure sfigurata da continue modifiche e manomissioni, manifesta del tutto l'imponenza delle sue strutture. L'edificio ha tre navate, distribuite da archeggia ture su pilastri con archi a pieno centro voltati in epoca successiva. Le navate laterali sono precedute da due elementi quadrangolari, di cui uno coperto da cupola, che formano il pronao d'ingresso, al centro del quale è il portico con ampio arco ribassato. Quattro alti archi acuti introducono un doppio transetto che immette ad una profonda abside poligonale". 01032012