L'incontro Settis e Stella a Padova parlano anche del progetto dell'auditorium vicino alla Cappella degli Scrovegni Il giornalista: «In Veneto ci sono 10 aree industriali per Comune. Ma chi ha amministrato queste città?» La tutela del paesaggio e quella del patrimonio artistico-culturale del Paese sono una cosa sola. Con dati che parlano chiaro: l'Italia fra «scempi e orrori» urbanistici e culturali rischia di perdere, anzi ha già perso, il primato di Bel Paese. Salvatore Settis, ora presidente del comitato scientifico del Louvre (fu presidente del consiglio superiore dei Beni culturali prima di dimettersi in polemica con l'allora ministro Sandro Bondi sui tagli alla cultura) e Gian Antonio Stella, giornalista del Corriere della Sera, hanno tracciato ieri a Padova nella sala dei Quaranta, aula magna del Palazzo del Bo, uno stato dell'arte preoccupante. Prima Settis, firmatario dell'appello lanciato da alcuni intellettuali per «salvare» la cappella degli Scrovegni dal progetto di Auditorium che Flavio Zanonato, sindaco di Padova, vorrebbe costruire nella zona, è tornato sull'argomento. «Se dovessi indicare due fra i monumenti più importanti dell'Europa sceglierei la cappella degli Scrovegni e il Partenone - spiega - so che il sindaco Zanonato ha risposto al nostro appello promettendo un incontro pubblico: farò di tutto per esserci. Anche se ci fosse un rischio del 2 né Padova né il mondo potrebbero correrlo. Sulla questione ci sono opinioni diverse: facciamo un confronto pubblico, con esperti terzi. Non voglio sentir parlare di scarso rischio, ma di rischio minore di zero». Ma Settis poi rilancia ancora. «La direzione dei Beni culturali del Veneto mi ha detto che non è stato richiesto un parere alla Soprintendenza preposta per l'auditorium se è vero, ci vuole ed è urgente». In sala c'è l'assessore ai Lavori pubblici patavino, Luisa Boldrin. «Il parere c'è, fu dato ai tempi della gara per il progetto (cominciata nel 2006, fu assegnata all'architetto austriaco Klaus Kada nel 2007) tanto che l'allora Soprintendente, Guglielmo Monti, era nella commissione Passato e presente che aggiudicò la gara». Ma la discussione accesa sull'Auditorium diventa quasi un esempio se confrontata con quanto sta succedendo nel resto del Paese: almeno se ne parla prima di decidere cosa fare. Stella e Settis snocciolano cifre e mostrano visivamente gli orrori. Si scopre che Nord e Sud, nel campo dell'urbanizzazione selvaggia e del mancato rispetto dei monumenti, sono molto vicini. E il Veneto? «Abbiamo un Governatore, Luca Zaia, che ha affermato come sia vergognoso spendere 250 milioni di euro per i "quattro sassi" di Pompei - ricorda Stella - ci sono 2.100 chilometri urbanizzati, lo aree industriali per Comune. Se calcoliamo che, grazie a Dio, ci sono molte montagne, capiamo come un terzo della superficie veneta sia cemento. A Crocetta del Montello ci sono 28 aree industriali per 5174 abitanti: una ogni 204 persone. Chi l'ha amministrata questa cittadina?». Settis ripercorre il suo scontro con Bondi. «Del taglio alla cultura di allora se ne parlò poco, troppo poco. In pochi anni se ne stanno pagando le conseguenze con crolli, siti abbandonati, musei che chiudono». L'urbanizzazione è un tasto dolente, dolentissimo: in Italia dal 1948 ad oggi ci sono 207 abusi al giorno. «Ci sono sempre tecnici raffinatissimi pronti a ratificare qualsiasi cosa - affonda Settis - magari anche un garage di otto piani sotto Palazzo del Bo. Mi chiedo sempre come il Paese che ha insegnato la bellezza al mondo abbia prodotto la peggiore architettura. I1 95 delle opere del ventesimo secolo sono pessime: come bruttezza oggettiva e come adiacenza ai monumenti». Bisogna cambiare marcia, a cambiare dalle aree storiche di carattere militare. «Ci siamo inventati la privatizzazione e le dismissioni, sono diventati solamente dei siti abbandonati».