Il direttore dell'Opificio: la pittura non va staccata. «SE troviamo tracce di Leonardo? Sarebbe importante anche solo sapere che lì sotto c'era una sua opera. Non credo però che questo giustificherebbe l'ipotesi di staccare la pittura del Vasari. Operazioni del genere oggi sono considerate deontologicamente sbagliate». Marco Ciatti, il nuovo direttore dell'Opificio delle Pietre Dure ieri mattina è stato sentito con la soprintendente Cristina Acidini dalla commissione cultura di Palazzo Vecchio presieduta da Leonardo Bieber. Alla fine dell' audizione ha detto la sua come tecnico su cosa succederà quando arriveranno i risultati del lavoro del professor Francesco Seracini, anche se si dovessero scoprire macchie di colore. Praticamente niente, per il grande pubblico. Si tratterebbe di una scoperta significativa, che risolverebbe il giallo della parete su cui si trovava la battaglia di Anghiari ma non si cercherebbe di portare alla luce quel che resta di Leonardo. A questa osservazione Acidini è intervenuta per aggiungere che «bisogna andare per gradi. Intanto vediamo cosa si trova, non chiudiamoci nessuna porta per il futuro», cioè per smussare un po' l'affermazione e per aprire ad eventuali nuovi accertamenti o interventi. Si è parlato anche di nuovi endoscopi che permettano di vedere meglio nell'intercapedine tra i due muri, quello con sopra il Vasari e quello dove si presume ci sia Leonardo. Sia Ciatti che Acidini ieri mattina hanno confermato di aver chiesto ufficialmente i risultati del suo lavoro al professor Seracini ma di non aver ricevuto risposta. «A quel che mi risulta - ha spiegato la soprintendente - nel 2012 non si è fatto quasi nulla sul ponteggio montato nel Salone dei Cinquecento». Acidini ha parlato a lungo, spiegando la genesi della ricerca, partendo dagli anni scorsi, e il ruolo da lei avuto. «Ho saputo della nuova ricerca di Seracini, fatta con l'endoscopio, a pochi giorni dall'inizio. Ho subito chiamato in causa il ministero. Avevo perplessità in ordine alla quantità di buchi prevista dal progetto, 14. Con generosità illuminata ho messo a disposizione del lavoro anche l'Opificio delle Pietre Dure, di cui a quel tempo facevo le funzioni di responsabile. Non era scontato che facesse parte di questa operazione. Ho quindi fatto più di quanto dovevo. Il ministero a fine novembre mi ha risposto dando il via libera a patto che noi seguissimo tutto da vicino. Abbiamo acconsentito a fare 6 buchi dove c'erano lesioni nell'opera. Sarebbero stati 7 ma uno era previsto in una zona in cui la pittura del Vasari non aveva problemi e quindi abbiamo deciso di non farlo per non danneggiare l'affresco». Acidini ha polemizzato anche con chi ha firmato la lettera che chiedeva di fermare la ricerca, circa 400 persone tra cui molti studiosi di storia dell'arte. «Ha aderito gente che non aveva la minima idea di quale fosse la situazione. Gli hanno detto che stavamo vandalizzando un'opera e ci hanno creduto, mettendo la firma sotto una petizione arrivata via mail. Ma nessuno mi ha chiamato per chiedermi come venivano svolti i lavori». Ciatti ha raccontato il ruolo dell'Opificio e ha spiegato che si approfitterà del ponteggio per risolvere alcuni problemi dell'affresco del Vasari, che è un po' sciupato e ha bisogno di un restauro.