L ipotesi era già nella proposta di variante di piano del 1989, come elemento qualificante per salvare Fuorigrotta dallinferno connesso con la presenza dello stadio. Le recenti dichiarazioni del sindaco de Magistris e del presidente del Napoli De Laurentiis dimostrano che qualche cosa è cambiato dalla precedente valutazione e che lidea di delocalizzare lo stadio in unarea più idonea si è fatta strada. A questo punto, prima che in maniera troppo affrettata si prendono delle decisioni, mi permetto di consigliare di non dare indicazioni delle quali in seguito ci si potrebbe pentire, facendo marcia indietro o alimentando polemiche e speranze con le circoscrizioni, mentre il tema deve riguardare una visione strategica ben più importante per il futuro del nostro territorio. Da analisi fatte, sempre già molti anni fa, ci risultava che se si fosse voluto conseguire un obiettivo sano e con grandi prospettive il complesso sportivo doveva essere localizzato sulla direttrice Napoli-Caserta, in unarea libera di molti ettari, che potesse così consentire la più ampia e libera progettazione e funzionalizzazione degli edifici. Già le opzioni che circolano di Piscinola o Secondigliano rischiano di far nascere asfittico il nuovo intervento, inserendolo in aree già compromesse e affollate. Larea occupata dalle Vele sarebbe una follia. Si prenda ad esempio lintuizione avuta da Gianni Punzo di collocare il suo Cis a Nola arricchito da un edificio di pregio, il Vulcano Buono, per ottenere un centro urbanizzato di grande impatto funzionale. Il secondo tema che va affrontato rappresenta una questione da anni dibattuta in limitate assise di esperti interessati alla cultura urbana: il controllo di qualità dei manufatti sul piano etico e architettonico. Lestetica e il contenuto semantico dei progetti per la città e per il suo hinterland sono stati tenuti con un profilo basso, scadente e senza alcun riferimento al ruolo che lArchitettura deve svolgere in un ambito cittadino; come se fosse stata cancellata dai valori urbani la qualità, la cultura edilizia. Dal dopoguerra a oggi, questo tema non è stato più affrontato, come se si trattasse di un aspetto secondario che può essere lasciato al buon cuore degli imprenditori o alle verifiche (in rari casi) delle soprintendenze. Esisteva un tempo la commissione per il decoro dellarchitettura della città, poi eliminata, lasciando il campo allanarchia e alla villania edilizia. Per unamministrazione che vuole essere attenta e sensibile ai valori della città e alla sua educazione civica (alla vera Napoli, come indica de Magistris), ritengo sia venuto il momento di riprendere questa antica regola e di ripristinare una commissione per il decoro urbano che controlli la qualità degli interventi: Napoli Est, Coroglio e le aree di Bagnoli Futura; i restauri del centro antico con le nuove funzionalizzazioni di intere insule e comparti, per non parlare dei nuovi interventi di opere di grande valore come il Cnr, non possono essere lasciati al giudizio di funzionari politici dellamministrazione. E questo va detto non per sminuire il loro impegno, anzi per rappresentare un sostegno indispensabile alle loro valutazioni. Una città che voglia conservare un ruolo guida sul piano della cultura urbana, deve curare la sua estetica tettonica. Deve cioè far coincidere al funzionalismo tout court, lanalisi attenta dei valori linguistici che dovrà esibire nel mondo. LInternational Style che aveva reso possibile un aspetto unico allArchitettura adatto a ogni luogo e alle diverse realtà morfologiche, per grazia di Dio è morto da un pezzo. Il suo "stile" è legato al contrario allo spirito della tradizione, non ai segni della sua storia, ma ai valori che sono stati espressi dalla sua cultura. Napoli di questi valori ne ha da vendere e non deve niente a nessuna moda e a nessun ricatto linguistico. Guai perciò se si sentisse succuba, come accade adesso, di messaggi cifrati che vengono da lontano. La forza espressionista del suo barocco ci serva da insegnamento. Lo stadio potrebbe rappresentare loccasione per lAmministrazione illuminata di dare inizio a una nuova pianificazione delle sue iniziative.