Basta una pioggia più insistente del solito, o un vento più impetuoso della leggera brezza che spira dalle parti di Porta Marina, per far riesplodere l'emergenza negli scavi. Una spia accesa da tempo e che ieri ha nuovamente fatto scattare l'allarme. Si è, infatti, staccata una parte di intonaco (non affrescato) di colore rosso da una delle pareti che si trovano nell'atrio della domus della Venere in conchiglia'. La soprintendenza ha poi reso noto che, circoscritti distacchi hanno interessato anche «la superficie di rivestimento in cocciopesto grezzo di una delle pareti della fullonica della Regio VI, nell'insula 14 e di uno stipite situato lungo vicolo delle Terme Regio VII, nella sesta insula VI». I tecnici guidati dal direttore degli scavi, sono subito intervenuti per predispone un intervento di ripristino. Si sbriciola Pompei, quindi. Una settimana fa toccò al Tempio di Giove subire l'insulto delle intemperie e della mancata manutenzione. In quell'occasione cadde un pezzo d'intonaco circa un metro che si trovava sopra la cella del tempio, nella zona del Foro. Il tempio risale al 250 a. C. e nel 79 d. C., quando ci fu l'eruzione che distrusse la città, era in fase di ristrutturazione resasi necessaria dopo il terremoto del 62 d.C. Certo niente a confronto con il crollo della Scuola dei Gladitori era il 6 novembre del 2010 (seguito dopo pochi giorni dai distacchi alla Casa del Moralista) -, che fece il giro del mondo suscitando un'ondata di indignazione. Ma lo stillicidio di distacchi e crolli sta ormai suscitando una diffusa preoccupazione che sembrava incanalata verso l'ottimismo quando venne annunciato un programma di tutela europea e l'arrivo di rinforzi: nove architetti e un funzionario amministrativo per rafforzare l'organico della soprintendenza. Timori che spingono ora la senatrice Diana De Feo (Pdl) tra i parlamentari più costanti a interessarsi degli scavi ad annunciare un'interrogazione al ministro dei Beni Culturali, Lorenzo Ornaghi. Per la De Feo. «Pompei non è un'emergenza, ma si sta sfaldando. E una situazione gravissima perché non tutti i crolli sono resi noti e solo uno su nove viene denunciato». A conferma di questo sospetto, la parlamentare ricorda le immagini in cui si vedeva lesionato l'affresco che raffigura la battaglia di Alessandro Magno contro Dario e rivela di aver visto il disfacimento di un pavimento a mosaico con il distacco di numerose tessere'. Eppure per Pompei patrimonio del mondo e tutelato dal'Unesco i soldi ci sono. Sono disponibili ben 105 milioni di fondi europei, ai quali vanno aggiunti 20 messi a disposizione dall'Unesco e da alcuni imprenditori francesi, e 40 milioni che sono nelle casse della Soprintendenza. Occorre ricorda De Feo anche una «vera squadra di manutenzione. Quella che c'è, è composta solo da quattro persone». Il ministero però invita alla prudenza. «Non sono crolli, ma solo distacchi», minimizza Antonio Pasqua Recchia, segretario del Mibac. «Sono avvenuti anche in passato e la Soprintendenza ha sempre fatto fronte con il proprio laboratorio di restauro. L'intervento con i fondi Ue? Stiamo rispettando il crono programma».
POMPEI - Va a pezzi anche la casa di Venere. Non c'è pace per gli scavi di Pompei
La soprintendenza di Pompei ha segnalato un nuovo crollo di intonaco nella domus della Venere in conchiglia, seguito da altri distacchi nella fullonica della Regio VI e uno stipite nella sesta insula VI. I tecnici hanno intervento per ripristinare le superfici danneggiate. La città è stata colpita da diversi crolli negli ultimi tempi, tra cui il Tempio di Giove e la Scuola dei Gladitori. La senatrice Diana De Feo ha annunciato un'interrogazione al ministro dei Beni Culturali, Lorenzo Ornaghi, per esprimere preoccupazione sulla situazione. De Feo sostiene che la situazione di Pompei è gravissima e che non tutti i crolli vengono denunciati.
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