PORTOGRUARO. Visita lampo in mezzo Veneto del ministro dei Beni culturali, Giuliano Urbani. In un blitz da Rovigo a Bastano, il ministro è passato anche per Caorle, Concordia e Portogruaro, tra visite e polemiche. Urbani si è presentato prima a Caorle, all'ex azienda Chiggiato, che dovrebbe ospitare il futuro «Museo nazionale dell'archeologia del mare», progetto valutato molto positivamente da Urbani e che si avvarrà dei fondi già stanziati dall'Unione Europea. «Rinnovato l'interesse per il museo - ha detto il sindaco Marco Sarto - ci aspettiamo, a tre anni di distanza dalla firma della convenzione con il ministero, l'avvio dei lavori ed il prosieguo dei finanziamenti». A Concordia, invece, in ballo c'era il progetto di riscoperta del «sepolcreto delle milizie», un sito archeologico che contiene circa 250 tombe di soldati romani risalenti al IV e V secolo dopo Cristo, scoperto nel 1873. ma nuovamente sotterrato nel 1889. n Comune vorrebbe acquisire l'area per riscoprire e rendere visitabile il sepolcreto, «n ministro si è mostrato interessato - dice Daniele Odorico, assessore ai beni culturali - fermandosi anche più del previsto». A Portogruaro invece, Urbani era atteso per l'incontro «Attività culturali a Portogruaro». «Due cose distinguono l'Italia nel mondo», ha detto il ministro, «Roma e il Rinascimento». «L'Indonesia, con tutto il rispetto», ha continuato, con una gaffe forse non troppo felice vista la recente tragedia, «non ha questo marchio d'eccellenza». Hanno preceduto l'intervento di Urbani, varie richieste di intervento e finanziamento per la valorizzazione del patrimonio artistico di Portogruaro. Dal caso di Villa Soranzo, la settecentesca costruzione sul lungofiume la cui trasformazione in museo è bloccata per mancanza di fondi, a quello del Museo Archeologico Concordiese, i cui spazi non bastano. Qualche imbarazzo, infine, per il pranzo: nei locali del Collegio Marconi, infatti. Urbani, l'onorevole Ferdinando Adornato e alcuni esponenti di Forza Italia locale (in tutto una ventina di persone) si sono intrattenuti a pranzo, con il rettore don Orioldo Marson a fare gli onori di casa. Gli inviti al pranzo erano stati mandati con carta intestata a Forza Italia, e firmati dal coordinatore locale del partito, Fabiano Barbisan. Qualcuno ha storto il naso («ma niente nomi, per carità»): a lasciare perplessi è stata soprattutto la collocazione del pranzo all'interno del Collegio Marconi, una istituzione di lunghissima data che - per scelta e per tradizione - non ha mai voluto concedersi alla politica. Un vero «strappo alla regola».