A novembre ancora a disposizione il 66 dei fondi per il 2011. A Pompei speso il 30 Per ogni 100 euro a disposizione per i12011, a fine novembre le varie sovrintendenze d'Italia ne avevano spesi appena 33. È la situazione delineata dal monitoraggio effettuato dal ministero dei Beni culturali, che nelle settimane scorse ha chiesto agli uffici periferici di sapere quale fosse la loro liquidità di cassa. Impietosa la fotografia che ne è emersa: al 30 novembre la disponibilità finanziaria era di 536 milioni pari al 66,24 degli oltre 809 milioni di entrate. Nel conteggio complessivo spiccano le difficoltà delle Soprintendenze architettoniche, che hanno speso circa un quarto del budget (35 milioni su 135), seguite dalle direzioni regionali, che sono riuscite a impiegare solo il 30 per cento dei fondi stanziati in loro favore. Come quella delle Marche, fra le tante, che ha utilizzato meno di un milione su nove. I dati consuntivi relativi al 2011 si avranno solo in primavera, ma quel che appare finora chiaro è la fatica di conciliare responsabilità contabili e di tutela, che impone ai soprintendenti di calarsi nella parte dei manager. Con esiti fin troppo evidenti, a giudicare dai risultati. Andando a spulciare nel dettaglio della ricognizione non mancano casi eclatanti. In considerazione delle precarie condizioni del sito flegreo, fa effetto per esempio vedere che a un mese dalla fine del 2011 la Soprintendenza archeologica di Napoli e Pompei aveva ancora in cassa 43 milioni su 65, più di due terzi. Il record fra le maggiori realtà va tuttavia alla Soprintendenza architettonica del Piemonte: un solo milione impiegato su 14, il 7,5 per cento. E sempre in tema di palazzi e monumenti, non va meglio a Roma (12,6 per cento), in Umbria (17 per cento) o in Friuli (9 per cento). Proprio in Friuli registra una delle peggiori performance nazionali anche la soprintendenza "mista", che in alcuni regioni o province ingloba la competenza sui beni culturali di varia natura: 415 mila euro impiegati a fronte di tre milioni e mezzo, poco più di un decimo. Ma la difficoltà di spesa non riguarda solo le grandi realtà. Anche laddove le dotazioni sono inferiori, le percentuali non divergono significativamente. A fine novembre la Soprintendenza di Pistoia, Prato e della provincia di Firenze (da non confondere con quella del capoluogo) aveva ancora 12 milioni su 13 a essa destinati, mentre l'Archivio di Fermo era riuscito a impiegare appena 7.581 euro a fronte degli 89 mila depositati sul conto corrente. Sempre in tema di archivi, situazione analoga anche a Trapani: 53 mila euro utilizzati su oltre un milione e mezzo, il 3 per cento. La dimostrazione che con organizzazione e un buon lavoro di squadra si possono evitare questi residui passivi tuttavia c'è: a Rieti l'Archivio di Stato in undici mesi ha impiegato il 95 per cento del denaro. Ancora meglio ha fatto a Napoli il polo museale, che a fine novembre aveva già impiegato quasi per intero il budget, lasciando in cassa solo 31 mila euro su oltre due milioni.
Beni culturali, resta in cassa un terzo dei fondi al ministero
Il ministero dei Beni culturali ha effettuato un monitoraggio sulle sovrintendenze e ha rilevato che a fine novembre il 66,24% dei fondi stanziati per il 2011 erano ancora disponibili. Le sovrintendenze architettoniche hanno speso il 30% del budget, mentre le direzioni regionali hanno utilizzato solo il 30% dei fondi stanziati. Alcune sovrintendenze hanno riscontrato difficoltà nella gestione dei fondi, come ad esempio la Soprintendenza architettonica del Piemonte, che ha impiegato solo il 7,5% del budget. Altri esempi di difficoltà nella gestione dei fondi sono stati riscontrati a Roma, in Umbria e in Friuli.
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