L'appello. Ornaghi lasci a Venezia una risorsa come Renata Codello VENEZIA - «Sono allibito e scandalizzato dall'ipocrisia ideologica di quanti criticano il lavoro che ha salvato l'area marciar». Massimo Cacciaci, ex sindaco di Venezia, rompe il silenzio sulla città per difendere i restauri permessi dalle maxi-affissioni. Il motivo? Rispondere alle dichiarazioni del direttore regionale per i beni culturali, Ugo Soragni: «Porterò alla commissione chiamata a definire le linee guida sulle sponsorizzazioni, i cantieri di San Marco come esempio da non seguire.». «Nel 2007 da palazzo Ducale e dall'Ascension cadevano pezzi di facciata, cosa avremmo dovuto fare? Portare i frammenti a Roma? Lasciare che accadesse il peggio come a Pompei?», tuona Cacciaci. A quasi cinque anni di distanza da quell'anno terribile, l'area Marciana è quasi del tutto restaurata. Tolto il contestato «cielo dei sospiri», è riemerso un Ducale mai visto, sulle Procuratie vecchie è comparsa la patina dorata dei tempi della Serenissima e la lunga crepa dell'Ala Napoleonica è sotto controllo. Non si poteva fare lo stesso senza affissioni? «Assolutamente no. Venezia ha avuto la fortuna di avere una soprintendente che si è rimboccata le maniche per cercare risorse nella totale assenza del governo, sono stati fatti lavori di altissima qualità, riconosciuti dai massimi esperti di restauro, non da chi scrive un libretto all'anno». Venezia è stata pioniera nel coinvolgimento dei privati nei restauri, ora che si sta diffondendo, Roma ha deciso che servono linee guida precise. «Ma quali linee guida! Siamo un paese che ciancia tutti gli interventi sono dettati dall'emergenza e l'unico tempo che si può perdere è quello per trovare risorse da spendere in buoni progetti». Tempi di cantiere, recupero dei soldi, misure delle affissioni, secondo lei non servono paletti? «Nessuno ha mai contestato la necessità di trasparenza ma questi signori che predicano a vanvera si devono rendere conto che non c'è la coda di privati per acquistare spazi pubblicitari. Soragni e Miracco (consigliere del ministero, ndr) credono che io goda a vedere le pubblicità? Eppure servono: se le limitassero, chessò, a un metro per un metro, voglio vedere chi le acquisterebbe.». Eppure c'è chi ha rinunciato alle grandi pubblicità «E' vero, io stesso ho trovato Replay che ha pagato il restauro di Ca' Rezzonico mettendo solo un fazzoletto di logo, ma non tutti sono così e chi investe vuole un ritorno. Purtroppo paghiamo le conseguenze di zo anni di malgoverno che ha impoverito il paese sballando le priorità di tutela dei beni, persino Soragni ha tagliato i fondi per Venezia e da Roma gli unici soldi arrivati sono per il Mose». Non esiste alternativa alle grandi pubblicità secondo lei? «Indichino le alternative queste persone che arricciano il naso. Siamo un paese di chiacchieroni. Guardi cosa sta accadendo sul Fontego dei Tedeschi. Ai comitati ho sempre detto datemi i soldi se non vi va bene, lo stesso vale per il Fontego: non potevano comprarlo e farci un centro culturale veneziano?». Invece avremo grandi magazzini «Nemmeno a me piacciono, ma chi oggi sbraita non dice nulla dei danni devastanti fatti dalle Poste all'edificio». Italia Nostra, Salvatore Set-tis, Amerigo Restucci rettore dell'Iuav, sono molte le voci autorevoli che bocciano l'operazione. «Ora parlano, ma quando ho rinunciato a 5o milioni di euro che avrebbero salvato il bilancio per ridare Ca' Giustian alla Biennale e non a Benetton per ampliare l'hotel Monaco, sono stati zitti». Le rifaccio la domanda: non vede soluzione? «Lasciar lavorare chi ha mostrato, come la soprintendente Renata Codello, di saperlo fare. Al ministro Ornaghi chiedo di non privare la città di una risorsa come Codello, a meno di non assegnare a Venezia tutti i soldi di cui ha bisogno per i restauri».