II progetto: otto milioni di euro per recuperare reperti archeologici, galere e vascelli in fondo al mare dal XVI secolo. Via al ripescaggio degli antichi relitti. Visitatori e studiosi potranno assistere alle operazioni di restauro nello scalo. I tesori del porto di Napoli. Il Grande Progetto che metterà a reddito tutti gli spazi del sistema portuale campano consentirà anche di valorizzare una grande risorsa, il recupero e il restauro dei relitti e dei reperti di archeologia navale presenti nei fondali del porto. Un piano ambizioso sul quale l'Europa investe complessivamente otto milioni di euro e che darà all'intero bacino partenopeo la possibilità di esporre in maniera organica testimonianze del passato ancora sepolte in fondo al mare e le centinaia e centinaia di reperti già recuperati nel corso degli anni. «Quella dei beni archeologici - spiega l'assessore alla risorsa mare della Provincia, Marco Di Stefano - è un capitolo quanto mai interessante perché finalmente c'è un piano organico che mette il porto di Napoli in condizione di sfruttare il suo tesoro storico che è particolarmente ricco. Basti pensare che in giro per il mondo siti con molto meno ricchi ospitano ogni anno milioni di persone in visita: mi riferisco - spiega Di Stefano - al vascello Vasa di Stoccolma, al vascello Victory a Portsmouth, alla fregata Costitution a Boston, al veliero Rickmer Riclorners ad Amburgo». Testimonianze interessanti a cui Napoli si appresta a rispondere con un elenco di relitti già individuati e che aspettano solo di riemergere: 5 galere del 1597, un galeone spagnolo del 1675, il vascello San Luigi del 1734, il vascello San Giovanni del 780, la fregata Pallade del 1799, il vascello Tancredi del 1799, il vascello San Gioacchino del 1799, la Gabarra Lampreda del 1799, il vascello Guiscardo del 1799, la corvetta Flora del 1799, il vascello San Ferdinando del 1820 e la pirofregata Carlo III del 1857. Grazie agli studi effettuati da Armando Carola e ai rilievi del Centro studi subacquei fondato dallo stesso Carola con Antonio Di Stefano e Mario Rosiello oggi si conosce anche il posizionamento di questi relitti. L'obiettivo previsto è l'allestimento dello spazio espositivo: appeal in più per attrarre flussi turistici. E' chiaro, però, che una accurata indagine eseguita sia in porto che nell'avamporto potrebbe allungare enormemente l'elenco. C'è chi ipotizza che i relitti in fondo al porto possano essere più di duecento. «Ecco perché - spiega ancora l'assessore Di Stefano - il progetto prevede un rilievo batimetrico per mettere in evidenza la presenza di oggetti emergenti dal fondale; un rilievo magnetico, un rilievo stratigrafico, un rilievo tipografico e la verifica di tutti i punti segnalati dalle strumentazioni elettroniche. Tutto questo deve avvenire senza limitare le attività portuali. Per questo l'indagine sarà di interesse mondiale nel settore della ricerca subacquea sia per il contenuto tecnico che scientifico». Su tutta la procedura, naturalmente, vigileranno i tecnici della Soprintendenza per i beni archeologici coordinati da Giuseppe Vecchio. Non a caso il piano di intervento compreso nel Grande Progetto prevede il rilevamento, il recupero e il restauro di relitti e reperti archeologici e l'allestimento di uno spazio da adibire a cantiere di restauro all'aperto e di spazi espositivi. L'area interessata ai rilievi sarà di circa 500mila metri quadrati divisi tra il porto storico e l'avamporto. Relitti e reperti saranno restaurati in spazi aperti in modo da diventare, ancora prima di finire in un museo, un'attrazione per quanti vorranno assistere alle tecniche di recupero e restauro.