Lettera aperta dell'architetto Gurrieri sul piano di recupero di Palazzo Vecchio. «I tempi sono cambiati» «Oggi l'amministrazione ha bisogno di investimenti che consentano di far cassa». Mi chiedo: come sarà possibile trasformare un bene culturale 'notificato' in residenze? Ecco la lettera aperta che l'architetto Francesco Gurrieri ha scritto all'assessore comunale Rosa Maria Di Giorgi sul piano di recupero dell'ex Meccanotessile. Dopo le ultime notizie sulla "conversione" dei volumi del Meccanotessile ad appartamenti mi è presa una profonda tristezza che non riesco a scrollarmi di dosso. E per questo ti scrivo questa lettera, aprendola anche ai lettori. Ricordi quando, con fierezza e carica di entusiasmo, ci invitasti ad un sopralluogo (con qualificati critici e collezionisti d'arte contemporanea) per esprimere e registrare idee da tradurre "al più presto" in azioni concrete ? Ricordi quando nel giugno del 2000, al ministro Melandri, in visita, fu esposto il programma per l'arte contemporanea a Firenze (di cui il Meccanotessile, appunto, sarebbe stato il luogo deputato), che col tuo sano pragmatismo si era lasciato alle spalle lo strascico polemico del precedente assessore col già nominato Direttore del Centro? Altri tempi, altri entusiasmi! Vedi, cara Rosa Maria, la tristezza mi assale quando penso al salvataggio in extremis di quel padiglione della vecchia gloriosa Galileo (che dava lavoro a quattromila operai) dalla più grossa speculazione edilizia del dopoguerra a Firenze (nemmeno eguagliata dall'ex area Fiat di Novoli) : va dato atto a Camarlinghi (allora assessore) e a Bemporad (allora soprintendente), di aver apposto il vincolo, connotandolo come "bene culturale". Mi rendo conto che i tempi son cambiati, che oggi le risorse sono scarse, che l'amministrazione comunale ha bisogno di investimenti "caldi", che consentano di far cassa; prendo atto di quanto hai potuto fare per garantire un'area a verde e servizi per il quartiere (che, del resto, non sarebbero comunque mancati), ma vedi, solo l'idea che alla tantissima residenza a suo tempo realizzata se ne possa aggiungere ancora altra, a colpi di "variante", ti ripeto, mi amareggia. Ed ancora: come sarà possibile trasformare un bene culturale "notificato" in residenze ? Si dice che oggi tutto è possibile! Può darsi. Ma la soprintendenza dovrà ingoiare un bel rospo e, comunque, fare annullare (almeno parzialmente) il "vincolo" dal Comitato di settore al Ministero dei Beni Culturali... Ti chiedo: è davvero impossibile ritrovare il tuo entusiasmo e la tua combattività per un possibile ripensamento?