Il ministro ha scritto al presidente chiedendo più condivisione È in corso un vivace scambio di lettere tra il ministro dei Beni culturali Lorenzo Ornaghi e il presidente della Biennale di Venezia Paolo Baratta. Ma i toni sono "dialogici", non si tratta di nessuna guerra. Questo, almeno, fanno sapere dalla storica Fondazione in laguna, dopo la fuga di notizie su uno scontro che vede protagonisti il ministro e Baratta, riportato ieri in prima pagina dal Corriere Veneto. Sollecitato da Emmanuele Francesco Maria Emanuele, suo rappresentante nel consiglio di amministrazione della Biennale, Ornaghi, in un documento scritto il 15 febbraio, avrebbe chiesto a Baratta di coinvolgere di più il cda nelle scelte dei direttori di settore e di convocare le sedute con maggiore anticipo. Il problema principale sarebbe leccessiva tendenza del consiglio (composto anche dal sindaco di Venezia Orsoni, dal governatore Zaia e dalla presidente della Provincia Zaccariotto) ad allinearsi alle scelte del suo presidente. Il riferimento specifico è alle recenti nomine. Emanuele non avrebbe gradito la mancata conferma di Marco Müller, sostituito da Alberto Barbera alla Mostra del cinema, e soprattutto si è astenuto, lui solo, dal votare a favore di Massimiliano Gioni alla direzione delle Arti Visive. Gli avrebbe preferito Vittorio Sgarbi, di cui ha sponsorizzato lo scorso anno il Padiglione Italia, messo in piedi da Arthemisia, la società di allestimento mostre principale partner della Fondazione Roma presieduta da Emanuele nella capitale. Dalla Biennale nessuna dichiarazione ma le lettere non vengono smentite. Insomma, ci sono state ma non sarebbero la spia di un conflitto con Ornaghi, che è lo stesso che, lo scorso dicembre, ha confermato Baratta. Questultimo preferisce non parlare. Da Venezia, però, si sa che il prossimo cda della Biennale è previsto intorno al 10 marzo. Allora il presidente riferirà del suo scambio di lettere con il ministro e forse risponderà al consigliere Emanuele, che chiede (in unintervista al Corriere della Sera) una revisione dei "criteri di trasparenza". E anche più potere.