Il viaggio in Italia ha per secoli diviso gli uomini civili fra quelli che erano in grado di compierlo e quelli che non avevano la possibilità di farlo. Il principale motivo per visitare il paese era il fascino che esercitavano la memoria dell'antichità e la gloria dell'arte del Rinascimento, le scoperte pittoriche e scientifiche del Seicento e i ricordi letterari. Contavano anche le delizie del paesaggio, la mitezza del clima e, oggi lo si dimentica, la ricerca della salute. L'Italia era considerata la terra che leniva non solo le pene dell'anima. Forse il libro più famoso scritto da uno di quei viaggiatori fu quello di Michel de Montaigne che era venuto nel 1580 alla ricerca della belle lumière de la santé in modo che la parte fisica dell'uomo non dominasse quella spirituale. Il racconto del suo viaggio è straordinario per la schiettezza che gli consentì di discorrere su tutto quel che vide, dai personaggi agli animali ai monumenti e persino sulle cure termali a cui si sottoponeva, incuriosito e rassegnato (indimenticabile la descrizione di Bagni di Lucca). Lungo i secoli qualcun altro venne in Italia alla ricerca del benessere fisico, come quell'Henry Matthews, che vide tutto con occhio critico, non lamentoso, anche se il suo volume si intitola Diary of an Invalid (1817). L'apprezzamento dell'Italia non è ancora sostanzialmente mutato. Si viene alla ricerca della natura, dei giardini, del mare, delle colline coltivate, della musica e di una particolare allegria e saggezza vitale (esiste ancora?) ma soprattutto inseguendo una certa idea della bellezza: è qui la sede dell'arte, dell'architettura, delle raccolte di dipinti e di meraviglie, di case, di villaggi e di città, di avanzi archeologici, di chiese colme di capolavori. Queste idee, queste parole, sono state ripetute molte volte al punto di diventare banali ma i luoghi comuni sono spesso lo specchio della verità e servono a mantenere la via. È imperdonabile allontanarsi o trascurare la cultura in un paese che incarna nel pianeta la cultura stessa e dalla cultura trae i suoi titoli di rispetto, talvolta di sussistenza materiale. Basti pensare a quel che accade quando l'Italia si affida a sistemi o a individui incolti: si perde inesorabilmente il consenso internazionale e il paese si trasforma in un chiassoso parco di divertimenti. Per dirla in altro modo: solo il rigore intellettuale appaiato alla perizia artigianale assicurano sopravvivenza morale ed economica alla nazione. La faciloneria, il dilettantismo, offendono una terra amata proprio per i motivi opposti, l'estro istintivo e la delicatezza tecnica. Il paese non conta solo su città sublimi, su palazzi, su piazze allietate da statue e fontane di marmo che appartengono a tutti, e che lo Stato stenta a mantenere in vita via via che diventano più fragili. Esistono anche, per nostra fortuna, migliaia di dimore e monumenti in mani private, ed è questa l'unicità dell'Italia. I vincoli a cui questi edifici (dichiarati dallo Stato stesso di importanza storica) sono giustamente sottoposti, sono onerosi di per sé e sono resi oggi ancor più gravosi dalle nuove norme previste che tendono a ridurre la maggior parte delle esenzioni di cui questi edifici godono. Resteranno a ogni modo ferme le molteplici restrizioni che assicurano la corretta manutenzione degli immobili di importanza artistica e che implicano, come ovvio, spese superiori alla norma. Queste restrizioni sono del tutto legittime, anzi indispensabili, altrimenti la maggior parte del patrimonio italiano potrebbe deperire o cambiare natura. L'unicità del paese risiede nel tessuto connettivo che lega, come un filo d'Arianna, la piazza del comune al duomo, il palazzo alle rovine del mondo antico, l'abitato alla campagna. Bisogna fare ogni sforzo possibile perché questa continuità resti indivisibile: in essa risiede quel miracolo che sono le città, i paesi, le ville, ogni collina fra bosco, duna e mare, ogni fiume non ancora violentato. Purtroppo però le circostanze economiche a cui l'Italia deve fare fronte impongono molti sacrifici e queste misure devono fare il bene di tutti e il bene non è solo quantificabile in tasse e danaro. Non si devono dimenticare i molti problemi economici che si presentano anche a chi possiede residenze, ville, case sottoposte a vincoli di tutela. Non mi si fraintenda, non sono qui a chiedere pietà per i poveri ricchi. I privilegi in un paese civile non possono essere soltanto privilegi, vanno espiati e pagati. Non pretendo che si dispensino brioches quando non c'è abbastanza pane ma così come non si faranno, spero, pagare tasse a tutti gli edifici di assistenza, trovo che sarebbe opportuno venire incontro a coloro che detengono dei beni culturali che fanno il vanto del paese e servono, direttamente o indirettamente, all'economia. Non dimentichiamo che una delle speranze che il paese ha per migliorare la propria situazione è incrementare e non diminuire le sue risorse artistiche. Ma do ut des: i proprietari dovranno ricambiare il favore. Il modo più ovvio appare quello di rendere agibili e visitabili anche parzialmente quegli spazi. Non si tratta di una questione di principio quanto di pragmatismo. Far sopravvivere queste testimonianze è utile al paese ma il paese deve in qualche modo trarne i giusti vantaggi. Abbiamo visto negli ultimi tempi come risulti possibile, nel più totale rispetto delle leggi, non solo proteggere e mantenere luoghi d'arte o paesaggi, ma nello stesso tempo renderli redditizi e godibili da tutti. So, ad esempio, che il Bosco di San Francesco ad Assisi è, da poco più di un anno, visitato da migliaia di persone eppure confesso di non aver prima pensato che il pubblico fosse attratto da magnifiche ma ardue escursioni in mezzo alle colline, seppure rese sacre dal ricordo del Santo. Quanti altri posti paragonabili a quello l'Italia può offrire? Decine, molto più di quel che si crede. Basta trovare la chiave giusta e l'arte di rendere ameno ciò che è sempre stato considerato bello ma non di facile accesso.
Ville, boschi e brioches
L'Italia è un paese che ha sempre attratto viaggiatori e viaggiatrici per la sua bellezza, la sua storia e la sua cultura. Il viaggio in Italia era considerato un'esperienza unica che permetteva di scoprire la memoria dell'antichità, la gloria dell'arte del Rinascimento e le delizie del paesaggio. I viaggiatori del passato, come Michel de Montaigne e Henry Matthews, hanno lasciato dietro di sé racconti straordinari dei loro viaggi e delle loro esperienze. Oggi, l'Italia continua a essere una meta di viaggio per le sue città sublimi, i suoi palazzi, le sue piazze e i suoi monumenti.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo