L'assessore Colasio: «Anche il Vaticano creda al federalismo» Il presidente Berno: «I lavori? La proprietà non sempre ci informa» Il Santo a rischio crolli riaccende i riflettori sulle "crepe" tra i due "gestori" della Basilica, ovvero l'Arca di Sant'Antonio e la Santa sede. A mettere un po' di pepe nella querelle provvede l'assessore alla Cultura Andrea Colasio. «Anche in Vaticano mi piacerebbe si cominciasse a credere un po' nel federalismo fiscale» dice l'esponente del Partito democratico secondo il quale, infatti, il grave deterioramento di alcune strutture di quello che è probabilmente il monumento padovano più conosciuto al mondo, è legato anche alla scarsità di finanziamenti messi disposizione dal Vaticano che della Basilica è proprietario. «Sarebbe interessante che la Santa sede spiegasse chiaramente quanti e quali sono gli introiti legati al Santo e quanti di questi introiti vengono investiti per il mantenimento della struttura» scandisce senza esitazione Colasio che poi conclude: «Per tutti i padovani, anche per i non credenti, la Basilica ha un valore simbolico e identitario fortissimo, per questo è fondamentale che da parte della proprietà ci sia la massima attenzione nel conservarla, tanto più che se si tiene conto che a visitarla ogni anno sono milioni di pellegrini». Seppure con mille distinguo, qualche perplessità si può leggere anche nelle parole di Gianni Berno, il presidente del'Arca di Sant'Antonio, l'ente con oltre 600 anni alle spalle che gestisce i beni della Basilica e i cui componenti (laici e religiosi) vengono nominati dal Comune. «Come presidente dell'Arca rilevo che vi è talvolta uno "scollamento" informativo relativamente ai cantieri gestiti direttamente dalla proprietà e non dall'Arca» ammette Berno che poi aggiunge: «Da anni auspico maggiore informazione e confronto con l'Arca per i lavori gestiti direttamente dalla proprietà nel complesso basilicale; spero che in futuro migliori una situazione che rischia sennò di ingenerare confusione di ruoli e divulgazione, come in questo caso, di notizie imprecise». Insomma qualche problema con la Santa sede pare proprio esserci. Detto questo però, Berno cerca di ridimensionare la gravità della situazione. «Il lavoro sui tetti della Basilica e il prossimo intervento su Convento e attiguo chiostro, sono gestiti direttamente dal Delegato Pontificio per conto della proprietà, quindi la Santa Sede e dunque come Veneranda Arca non abbiamo a disposizione alcuna documentazione analitica» «Dire che il "Santo cade a pezzi" significherebbe una non gestione del complesso basilicale che invece viene monitorato con molta attenzione con il supporto di specialisti di assoluto livello». «Va detto ad esempio - continua Berno - che il lavoro in fase di completamento sui tetti della Basilica era stato segnalato a suo tempo alla Santa Sede con una approfondita relazione tecnica proprio dal nostro ente». «Per il progetto di restauro e consolidamento del Convento e dell'attiguo chiostro anche - conclude - non ci risulta però da alcuni sopralluoghi e studi effettuati in questi mesi che ci sia il rischio di "imminenti crolli"». LA DEVOZIONE Nel 2011 oltre 7mila pellegrinaggi Ogni anno sono una moltitudine i devoti del Taumaturgo che lo pregano, nel mondo, e che vengono pellegrini nel suo santuario padovano. I dati del bilancio 2011 lo confermano. Intanto, la Polonia ha confermato il maggior numero di gruppi: 1.294 (70.301 persone). I pellegrinaggi venuti al Santo da tutto il mondo sono stati 7.216, dei quali 1.615 dalle varie regioni italiane e 5.601 provenienti dall'estero (73 nazioni). l'anno precedente erano stati 7.072, dei quali 1.836 italiani e 5.236 stranieri. C'e da sottolineare che il numero dei pellegrinaggi dalle varie regioni della Penisola tende a diminuire per il fatto che più persone arrivano a Padova in auto, in treno, con familiari o con amici, per cui non si fanno "registrare" nella sacrestia del Santo. Nel 2011 sono state poi celebrate 16.839 messe (16.318 l'anno precedente) e sono state distribuite 480mila comunioni (le stesse del 2010). Per quel che riguarda l'estero, dopo la Polonia, ecco la Spagna con 580 gruppi organizzati, poi la Germania con 574; a seguire, la Francia (498), il Brasile (451), gli Stati Uniti (264). Ma significative sono pure le presenze di vari pellegrinaggi provenienti da Sri Lanka, Sud Africa, Thailandia, Cina, Ungheria, Vietnam, Albania, Australia, Croazia, Giappone, India, Israele, libano, Lituania, Serbia, Islanda, Congo, Bosnia. Quanto all'Italia, il maggior numero di pellegrinaggi (356) e arrivato dal Veneto.