Impazza la foto tra le macerie Un dato: i visitatori aumentano dopo le notizie di cedimenti Interesse dei siti specializzati POMPEI. Il «dark tourism» approda nell'area archeologica. Nella mappa interattiva dei luoghi del mondo da visitare, in cui è si consumata una tragedia, il sito internet www.ilturista.it consiglia gli scavi di Pompei. Tra il cimitero di "Père Lachaise" a Parigi, per esempio, dove centinaia di migliaia di visitatori rendono omaggio alle tombe di icone culturali come Oscar Wilde, Sarah Bernhardt e Jim Morrison, e l'itinerario «Ground Zero» di New York, c'è la città sepolta. Viaggiare allo scopo di visitare luoghi di morte, distruzione o comunque macabri, è la moda del momento che ha contagiato anche il turismo culturale. «Ed in un momento di profonda crisi - dicono compiaciuti gli imprenditori turistici - poco importa quali siano i motivi che muovono i flussi turistici, basta che giova all'economia». È dal 6 novembre 2010, da quando la scuola dei gladiatori è venuta giù lungo via dell'Abbondanza, che il «dark tourism» ha consacrato la città sepolta al top delle mete del macabro. I dati sulle presenze dei visitatori forniti periodicamente dalla Soprintendenza - e che segnano un costante incremento di visitatori nei mesi immediatamente successivi alla pubblicizzazione di crolli - sono eloquenti. Il fenomeno, già molto diffuso all'estero, suscita un interesse crescente anche in Italia. Pompei è, ormai, la città dei crolli e va visitata prima che l'incuria, l'abbandono e l'usura del tempo la cancelli del tutto. «Gli amanti del macabro - spiegano gli antropologi - percepiscono l'aura negativa che incombe sulla città archeologica e ne subiscono il fascino. Il turista agisce quasi da voyeur che scruta un qualcosa sospeso tra la vita e la morte». Entra prepotentemente nel day after dello sgretolamento delle domus e con le macchine fotografiche si muove tra le macerie. Si inoltra per esaminare cosa resta, o non resta, della città che ancora conserva i corpi mummificati dei romani di duemila anni fa, sorpresi durante la loro inutile fuga, accovacciati sotto una scala in cerca di protezione o, magari, abbracciati ai loro cari per l'ultimo disperato saluto. Il contatto improvviso e ravvicinato con le macerie dei monumenti, che ancora rievocano la vita quotidiana un popolo sterminato dalla furia del Vesuvio, risponde, di certo, ad un'esigenza profonda della nostra psiche, un bisogno di fuga e di contatto con il passato, la storia o la morte. Non è un caso che i turisti che visitano l'area archeologica di Pompei ignorino pressoché totalmente la moderna città di Pompei che sorge attorno agli scavi e che è nata proprio grazie agli scavi e vive essenzialmente di turismo. Per i turisti, paradossalmente, la città viva è la Pompei morta di duemila anni fa e non la città vivente di oggi.