In discussione le potenzialità del sistema Toscana e delle sue risorse Negli ultimi anni le città che hanno puntato e investito sulla cultura e sulla creatività registrano tassi di crescita nettamente superiori alla media europea. Per fare qualche esempio bastino Bilbao, Siviglia, Edimburgo. Le statistiche confermano l'aumento del reddito pro capite e allo stesso tempo il generale innalzamento dei livelli della qualità della vita, prima di tutto per i cittadini residenti e a seguire dei turisti in visita. Nonostante ciò siamo ancora a chiederci se con la cultura si mangi. E non a caso l'Italia risulta agli ultimi posti tra i paesi che hanno puntato sull'industria della cultura per sostenere i processi produttivi. La questione è centrale anche e soprattutto in Toscana, una delle regioni italiane regine del patrimonio culturale, con una ricchezza così vasta e diffusa quasi impossibile da censire nella sua interezza. Perché per cultura si intende un articolato sistema che va dal paesaggio ai teatri, dalle sovrintendenze ai privati che producono servizi, dai musei alle chiese, dagli enti pubblici periferici alle istituzioni centrali. Da qui l'invito a una riflessione a tutto con i protagonisti del sistema-cultura del territorio, in programma all'auditorium Attilio Monti in viale Giovine Italia 17, giovedì prossimo 1 marzo alle 17.30. L'incontro, che sarà moderato dal direttore de La Nazione Mauro Tedeschini, ha per titolo «Ma la cultura si...mangia? Conversazione sulle potenzialità del sistema Toscana», con la partecipazione del sottosegretario ai beni culturali Roberto Cecchi. Tra i molti che hanno già aderito all'iniziativa Cristina Acidini, Patrizia Asproni, Antonio Calabrò, Maria Luisa Catoni, Lorenzo Bini Smaghi, Francesca Colombo, Leonardo Ferragamo, Fabio Pammolli. Uno dei tanti spunti di approfondimento arriva da una delle relatrici, Patrizia Asproni, presidente di Confcultura, che ricorda un dato per niente confortante: «Nonostante l'ingente patrimonio culturale spiega l'Italia ha la più bassa redditività e contemporaneamente il più alto tasso di disoccupazione del settore. Infatti la media del Pil prodotto dalla cultura si ferma al l,l, mentre la media europea raggiunge il 2,6». Purtroppo le scarse disponibilità economiche degli enti pubblici rendono sempre più difficile invertire la rotta. Da qui l'urgenza di strumenti nuovi, anche da un punto di vista finanziario, da applicare alla gestione dei beni culturali: «Da anni le imprese auspicano che siano profondamente riviste le condizioni di base della valorizzazione dei beni culturali prosegue Patrizia Asproni , chiedono l'autonomia gestionale e la possibilità di applicare il project financing per gli stessi servizi al pubblico. E' poi indispensabile arrivare alla cooperazione fra Stato, regioni ed enti locali per il coordinamento delle iniziative. E' necessario insomma un nuovo concetto di governance attraverso il quale le istituzioni dialoghino fra loro con un'unica cabina di regia».
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In Toscana, le città che hanno investito nella cultura e nella creatività hanno registrato tassi di crescita superiori alla media europea. Le statistiche mostrano un aumento del reddito pro capite e della qualità della vita per i cittadini e i turisti. Tuttavia, l'Italia risulta agli ultimi posti tra i paesi che hanno puntato sull'industria della cultura per sostenere i processi produttivi. La questione centrale è se la cultura sia un fattore di crescita economica. In Toscana, la cultura è un sistema complesso che include il paesaggio, i teatri, le sovrintendenze, i privati che producono servizi, i musei, le chiese, gli enti pubblici e le istituzioni centrali.
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