Nelle immagini di un'identica "scena simulata" ci sono due signorine che amabilmente conversano, scambiandosi forse qualche segreto, davanti ad una grande vetrata. In uno dei due disegni c'è un'enorme grata che "impedisce" di vedere all'esterno; nella seconda, invece la vetrata è aperta e fa intravedere le merlature del tetto sullo sfondo di Venezia, all'ultimo piano del Fondaco dei Tedeschi. Ecco le nuove proposte elaborate dallo studio Oma dell'archistar Rem Koolhaas poste in questi giorni al vaglio della Soprintendenza ai Beni Artistici e Architettonici, pronte a transitare per la Direzione generale regionale per i beni culturali per approdare infine, con ogni probabilità, anche al Consiglio superiore dei Beni culturali in seno al Ministero. Sia ben chiaro: al momento si tratta di simulazioni, ma la verosimiglianza dà comunque il senso dell'intervento che Edizioni Property, la "casa madre" del Gruppo Benetton, intende realizzare sul tetto del Fondaco dei Tedeschi dopo aver "rinunciato" all'ipotesi di realizzare sulla sommità dell'edificio una terrazza e ripiegando poi per un "tetto semovente". Ora toccherà agli enti periferici del ministero per i Beni culturali stabilire la compatibilità della nuova proposta così come è già stata recapitata nei giorni scorsi sia negli uffici della Soprintendenza a Palazzo Ducale sia allo sportello comunale dell'Edilizia privata. In pratica, l'ipotesi prenderebbe esempio da altri interventi con finestroni a griglia, compiuti da grandi architetti come Carlo Scarpa (basti pensare a Palazzo Steri a Palermo) oppure al De Young Museum, il museo delle Belle Arti di San Francisco, realizzato dallo studio svizzero di architettura Herzog de Meuron. Intanto mercoledì scorso una delegazione del Centro tedesco di Studi Veneziani ha fatto visita all'antico "fondaco" quasi a voler simboleggiare un interesse preminente per le radici storiche tedesche in città. La comitiva era guidata dall'architetto Ippolito Pestellini Laparelli come rappresentante dello Studio Oma di Rem Koolhaas. E nonostante un pizzico di imbarazzo quando alcuni partecipanti al tour hanno detto di essere anche soci di Italia Nostra, facendo ben presente fin da subito di essere presenti all'appuntamento in forma strettamente privata, il gruppo ha potuto fare un giretto di oltre un'ora e mezza nell'edificio verificando come alcune delle strutture che il progetto intende demolire appartengano agli anni Trenta e non abbiano alcuna valenza prettamente artistica. Sul destino di altre testimonianze, invece, con un'opera di Giuseppe Santomaso nei locali che un tempo furono del direttore di sede di Poste Italiane, la delegazione del Centro tedesco, ha avuto la conferma, sempre che ce ne fosse bisogno, che il dipinto verrà non solo salvato, ma anche restaurato. Sul fronte giudiziario il pm Masiello a giorni affiderà l'incarico alla polizia giudiziaria per l'indagine conoscitiva che, sulla base dell'esposto di Italia Nostra, completerà il fascicolo aperto qualche giorno fa dalla Procura di Venezia.