Annicchiarico: occasione per far maturare la conoscenza delle radici. Russo: serve inventariare tutto ciò che possediamo. Una Basilica o un complesso monumentale come aula scolastica. Ma soprattutto luogo dove svolgere l'ora di insegnamento della religione cattolica. Uno scenario tutt'altro che fantasioso, anche se ancora non diffuso. Di certo l'immenso patrimonio storico-artistico presente nel nostro Paese - e spesso custodito nelle nostre diocesi - rappresenta per l'insegnamento della religione cattolica «una vera e propria risorsa». Una convinzione che ha spinto il Servizio nazionale Cei per l'insegnamento della religione cattolica (Irc) e l'Ufficio nazionale Cei per i beni culturali ecclesiastici a dare vita ieri a Roma a un seminario proprio su questa possibile sinergia. «L'arte è una delle vie privilegiate attraverso l'Irc -spiega il responsabile del Servizio nazionale Irc, monsignor Vincenzo Annicchiarico - contribuisce, insieme alle altre discipline, a far maturare nei giovani la capacità di riconoscere e apprezzare le radici spirituali, culturali e storiche dell'Italia e dell'Europa per formare cittadini che, consapevoli della propria identità, sappiano mettersi in dialogo con persone di culture diverse». E il nostro Paese, in particolare le diocesi, hanno un patrimonio storico-artistico ricco, ma a volte poco conosciuto o valorizzato. «Sono oltre tre milioni e 300mila le schede di beni storico-artistici realizzate dalle 215 diocesi che hanno fino a ora aderito al programma di inventariazione informatica» aggiunge il direttore dell'Ufficio nazionale per i beni culturali ecclesiastici, don Stefano Russo. Attualmente il 70 delle oltre 25.500arrocchie italiane sono state visitate dalle équipe diocesane per costruire questo inventario. E sono oltre 66mila gli edifici di culto di proprietà ecclesiastica censiti fino a ora, ma «si presume - ha aggiunto monsignor Russo - il dato finale potrebbe arrivare intorno alle 80mila unità». A tutto questo vanno aggiunti gli archivi storici («fino a oggi hanno aderito 223 istituti culturali ecclesiastici , di cui 126 di gestione diocesana»), e le diverse biblioteche ecclesiastiche («con 102 adesioni in due anni»). Uno sforzo di mettere in comune a livello nazionale tutto questo immenso patrimonio, proprio per poterlo mettere a disposizione anche dei docenti di religione cattolica nelle scuole, perché possa diventare strumento didattico e formativo. Un cammino che qualche realtà diocesana ha già avviato come dimostrano le esperienze illustrate nel corso della giornata di seminario a cui hanno partecipato docenti di religione cattolica provenienti da tutta Italia e operatori diocesani per i Beni culturali. Tre le esperienze previste nel programma della giornata seminariale: la Basilica di Santa Caterina d'Alessandria a Galatina (arcidiocesi di Otranto), sul complesso monumentale di Ravenna (arcidiocesi di Ravenna-Cervia) e le possibili interazioni tra docenti di religione e il museo diocesano presentate dal direttore del museo diocesano di Susa (diocesi di Susa). «A loro abbiamo chiesto - spiega monsignor Annicchiarico - di illustraci soprattutto le modalità e i percorsi messi in atto, la mente progettuale che ha guidato la loro azione, le difficoltà e gli obiettivi raggiunti». Esempi da esportare m altre realtà diocesane, grazie anche all'opera di «conoscenza e catalogazione che stiamo compiendo con i nostri progetti» ha aggiunto monsignor Russo. Del resto il nostro patrimonio artistico-culturale «è fortemente legato al cattolicesimo», in un forte rapporto tra fede e cultura.
Se Basiliche e monumenti salgono in cattedra. Il patrimonio artistico al servizio dei docenti di religione.
Il Servizio nazionale Cei per l'insegnamento della religione cattolica (Irc) e l'Ufficio nazionale Cei per i beni culturali ecclesiastici hanno lanciato un seminario a Roma per valorizzare il patrimonio storico-artistico delle diocesi italiane. L'arte è una delle vie per far maturare nei giovani la conoscenza delle radici spirituali, culturali e storiche dell'Italia e dell'Europa. Il patrimonio storico-artistico delle diocesi italiane è ricco, ma a volte poco conosciuto o valorizzato. Attualmente, il 70% delle oltre 25.500 arrocchie italiane sono state visitate dalle équipe diocesane per costruire l'inventario. Sono oltre 66.
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