«Un danno non rilevante», così la Sovrintendenza di Pompei ha bollato la caduta di parte dell'intonaco non affrescato nel Tempio del Giove all'interno degli Scavi di Pompei. I frammenti sono stati già recuperati. «Il distacco - ha reso noto la Soprintendenza di Pompei - riguarda un pezzo di intonaco grezzo di circa un metro, ed è avvenuto dal paramento esterno della parete orientale della cella del Tempio di Giove», che si trova nel Foro. Ad accorgersi della caduta dell'intonaco sono stati, ad ora di pranzo, alcuni custodi, che hanno avvertito il direttore del sito archeologico Antonio Varone. I restauratori della Soprintendenza sono intervenuti per raccogliere i frammenti, che «saranno presto assemblati e ricollocati in sito», afferma la Soprintendenza. Tutto normale, quindi? Non proprio così visto che la caduta dell'intonaco è solo uno dei tanti piccoli crolli che in questi giorni di maltempo ha interessato il sito archeologico. Crolli o scempi, come testimoniano le foto, di nulla di artisticamente rilevante, ma pur sempre di manufatti di duemila anni fa. Perché non si riesce a intervenire in uno dei luoghi più importanti del mondo tutelandone il patrimonio. Per questo l'architetto Antonio Irlando, responsabile dell'Osservatorio Patrimonio Culturale, ha scritto una lettera al ministro Ornaghi per chiedere chiarimenti «sugli interessi e le azioni compiute dalla camorra negli scavi di Pompei». La denuncia è stata fatta dal ministro in una recente intervista rilasciata al «Corriere della Sera», dal titolo «Avanti sul Colosseo. Via la camorra da Pompei». «Sarebbe interessante capire - spiega l'Osservatorio - quanto sia stata trasparente sinora la gestione dell'area archeologica in quanto il Ministro ha annunciato una svolta spiegando che siamo di nuovo ad una importante scommessa del Governo Monti. Pompei dovrà diventare un altro esempio di cambiamento».