Credo sia opportuno che Repubblica riapra una discussione sulla cultura a Firenze e in Toscana, tanto più necessaria oggi in una fase di crisi così profonda. Sono però convinto, al tempo stesso, che occorra distinguere e soprattutto non limitarsi alla critica o al lamento cercando di individuare delle soluzioni e facendo delle proposte positive. Vorrei però fare, anzitutto, una riflessione di ordine generale: è singolare e veramente incomprensibile la sordità delle classi dirigenti italiane al problema della cultura che invece per il nostro paese è un vero e proprio "bene comune" allo stesso modo dellacqua, per far un esempio. In Italia, la cultura coincide direttamente con lidentità nazionale e se per noi cè uno spazio in un mondo che tende alla globalizzazione, e a cancellare le differenze, esso consiste precisamente nel nostro patrimonio culturale, un vero e proprio giacimento che andrebbe sfruttato in maniera adeguata. Per motivi antichi, legati anche ai caratteri della loro formazione, le classi dirigenti italiane non hanno invece mai voluto capire, né ieri né oggi, limportanza propriamente politica ed anche economica della cultura e sono arrivati addirittura, come è accaduto con Tremonti, a progettare la cancellazione della tabella nazionale degli istituti culturali, unica fonte di sostegno per molti di loro. Oggi questo disinteresse cronico è particolarmente grave e sta senza dubbio gettando molti istituti culturali in una situazione di estrema, e quasi mortale, difficoltà. È una situazione dalla quale bisogna assolutamente uscire; ma naturalmente è indispensabile che anche gli istituti culturali facciano la loro parte in due sensi: chiedendo anzitutto che non abbiano alcuno spazio finanziamenti a pioggia che non tengano conto delle attività e delle strutture delle singole istituzioni; coordinando, poi, il proprio lavoro con le politiche culturali della Regione, senza venir meno, sintende, alla propria autonomia ma muovendosi in un quadro sinergico, individuando anche spazi per una reciproca collaborazione. Ovviamente, in questo processo, occorre tener conto anche degli elementi di novità, sia a livello nazionale che regionale. È un fatto, ad esempio, che il Parlamento con apposite leggi abbia deciso di finanziare importanti istituzioni culturali con sede in Toscana come lAccademia della Crusca, la Fondazione Franceschini, la Sismel. Non mi è chiaro, in verità, quali siano stati i criteri in base ai quali il Parlamento ha deciso di privilegiare queste istituzioni. Ma qui interessa sottolineare gli effetti positivi di questa decisione sia per gli istituti in questione che potranno svolgere in modo sereno una imponente attività, sia per uno sviluppo armonico delle politiche culturali della Regione che potrà programmare, e coordinare, la propria azione tenendo conto di queste decisioni. Il problema di fondo resta comunque quello di dar mano a una nuova legge regionale della cultura che tenga conto di questo insieme di problemi e avvii una nuova stagione per le istituzioni culturali in Toscana come è possibile fare proprio nelle fasi di grande difficoltà perché, come diceva il poeta, è proprio nel momento di pericolo che può scattare la salvezza. Ma anche per questo gli istituti culturali, devono assumersi, fino in fondo, le loro responsabilità. La cultura in Toscana non è fatta ovviamente solo dagli istituti culturali ma dal sistema universitario che attraversa un momento altrettanto difficile. E anche qui è indispensabile oggi individuare nuove sinergie fra istituti culturali e università che consentano a entrambi di muoversi in prospettive nuove utilizzando al meglio sia le loro strutture che i loro finanziamenti evitando, come spesso accade, di duplicare le stesse spese, a cominciare da quelle che concernono le biblioteche. Ma anche in questo caso bisogna saper distinguere e vedere i momenti di novità e di sviluppo. Un solo esempio: proprio in questi giorni nellambito della Scuola Normale è nato un nuovo Centro di filosofia che ambisce ad intrecciare sia "umanisti" che "scienziati" e a porsi come un luogo di discussione pubblica intorno a questioni filosofiche nella nostra Regione estendendo la ricerca a temi politici, civili, religiosi ed anche economici, come appare dal primo seminario che sarà tenuto il 23 da Guido Rossi su Capitalismo democrazia e diritti umani. È solo un esempio ma mi è utile citarlo per sottolineare che anche nella nostra Regione ci sono strutture ed energie vitali che cercano di guardare al futuro senza inutili lamentele.
La cultura le norme e una nuova stagione
L'autore sostiene che la cultura è un "bene comune" per l'Italia, come l'acqua, e che le classi dirigenti italiane non hanno mai voluto capire l'importanza della cultura per il paese. Oggi, la situazione è particolarmente grave e molti istituti culturali sono in difficoltà. L'autore propone di distinguere tra critica e soluzioni, e di fare proposte positive per risolvere il problema. Sottolinea l'importanza di finanziare gli istituti culturali in modo adeguato e di coordinare il loro lavoro con le politiche culturali della Regione.
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