Nel 2011 alla cultura 150 milioni in meno rispetto al 2007 Presentata la relazione dellOsservatorio culturale Perone: la crescita degli abbonamenti è confortante Venaria guida la classifica con quasi 850mila biglietti staccati Sul podio salgono anche la Mole e lEgizio Una crescita esponenziale dellofferta e del pubblico da un lato, una diminuzione delle risorse altrettanto marcata dallaltro: il 2011 potrebbe infatti chiudersi con una disponibilità economica che può sfiorare i 300 milioni, oltre cento in meno rispetto al 2007, anche se per mettere a fuoco la realtà dei conti è indispensabile scorporare fra spesa corrente e investimenti. «Dentro la transizione» è il titolo della relazione dellOsservatorio culturale del Piemonte, che ieri mattina ha presentato le cifre della cultura piemontese relative al 2010, con unanticipazione di quelli del 2011. Un titolo che descrive la fase incerta di un anno che si è chiuso con i numeri da record delle iniziative legate ai 150 anni dellUnità dItalia, ma che in parallelo termina con un cul-de-sac dal quale si deve necessariamente uscire con una riforma strutturale che mantenga vitale il sistema culturale della Regione. Cè un dato significativo sul quale dovremo lavorare nei prossimi mesi, dice il direttore Luca Dal Pozzolo: «Le manifestazioni del centocinquantenario solo di spesa diretta hanno portato più di 120 milioni nellarea metropolitana torinese, una cifra superiore alla spesa annuale per la cultura a Torino negli anni delle cosiddette vacche grasse. È una prima stima, ma è significativa per comprendere quanto contano i buoni investimenti». I numeri dei visitatori, comparati con quelli del recente passato, raccontano leccezionale espansione degli ultimi ventanni: nel 1992 le sedi dei beni culturali aperti al pubblico nellarea metropolitana erano 15, con un afflusso di 700mila presenze; nel 2010 salgono a 56 con un aumento di visitatori di 3 milioni e mezzo. Nel 2011 il picco: si supera la soglia dei 5 milioni. I segni positivi sono numerosi: una crescita del 28 per cento per il sistema museale metropolitano, del 40 per il Circuito delle Residenze sabaude e del 42,6 per il Polo Reale; oltre 400mila ingressi del Museo Nazionale del Risorgimento e del Museo dellAutomobile. Le grandi mostre hanno svolto un ruolo dominante: 440 mila visitatori alle Officine grandi riparazioni, che ripartono questanno con le mostre in attesa che arrivi la nuova società di gestione, primo passo per lambizioso progetto del centro culturale firmato Fondazione Crt. Il Salone del Libro si piazza al secondo posto con 305.481, la mostra La Bella Italia a Venaria ha chiuso con una vendita di 223 mila biglietti. Artissima di Francesco Manacorda ha richiamato allOval 45 mila visitatori. Sul tema dolente delle risorse, le cifre dimostrano la forte contrazione sia del pubblico sia del privato: in un anno, dal 2008 al 2009 (355,9 milioni), i finanziamenti calano del 4,9 per cento. Nel 2010 scendono ancora a 302,7 milioni. Per lassessore regionale Michele Coppola, che da tempo sottolinea lefficacia di unazione di razionalizzazione condivisa, uno dei temi cardine è la necessità di snellire il sistema liberando con rapidità fondi: «Le attività si possono sostenere anche pesantemente in fase di start-up, ma con il tempo è bene che imparino a recuperare risorse proprie. In questo modo si liberano fondi che possono essere destinati ad altre scommesse su operazioni di qualità». Franco Amato, consigliere della Fondazione Crt (che per il 2012 conferma i suoi contributi per i grandi enti, Regio, Stabile, Cinema, Torino Musei e Rivoli) cita il caso del progetto Caravan per sottolineare limportanza di trovare finanziamenti anche attraverso i fondi europei. Per lassessore alla Provincia Ugo Perone il 2011 deve essere considerato un anno anomalo: «Da una parte è vero che i finanziamenti pubblici sono diminuiti, ma dallaltra non dimentichiamo che la maggior parte degli investimenti dei 150 anni sono andati sulla cultura. Mi preoccupa invece il 2012, anche se la crescita degli abbonamenti è un segnale positivo: forse in tempi di crisi i beni culturali si sostituiscono alle vacanze che non ci si può permettere».