La Corte dei conti contesta il prezzo. Il sottosegretario Cecchi: «Ma nel 2008 diede l'ok» L'ex ministro rivendica la decisione di acquisire il manufatto attribuito a Michelangelo che fu pagato 3,2 milioni di euro MILANO - Sandro Bondi lo rifarebbe. Difende «bontá e correttezza» della scelta che portò il ministero dei Beni Culturali, allora da lui guidato, a sostenere l'acquisto di un Crocifisso ligneo attribuito a Michelangelo e pagato 3,2 milioni di euro, a fronte di una stima che oggi viene riportata a circa 700 mila, ragion per cui la Corte dei Conti chiede ora i danni ai vertici del dicastero che a vario titolo avallarono l'acquisizione. Anzi, l'ex ministro rivendica con orgoglio la decisione di allora: «Non ho alcuna difficoltà - dice Bondi -. Venne presa da me con il parere vincolante del comitato tecnico consultivo, sia per quanto riguarda l'attribuzione sia relativamente al costo della scultura». «PARALISI ITALIANA» - Bondi fa notare che «in Italia non mancano le autorità di controllo, dalla magistratura, alla Corte dei Conti, fino alle Authority» e sottolinea che «l'effetto finale è la paralisi di ogni decisione pubblica, o quantomeno un allungamento dei tempi e dei costi che gravano poi sull'intera collettività». E a tal proposito ricorda la vicenda dello sponsor privato per i restauri del Colosseo, un'altra decisione orgogliosamente rivendicata. Tra l'altro all'epoca della presentazione della scultura a Montecitorio furono in molti a plaudire all'acquisto, tra cui il presidente della Camera, Gianfranco Fini, e quello della Repubblica, Giorgio Napolitano. «ERAVAMO TUTTI D'ACCORDO» - «Anche Roberto Cecchi, sottosegretario ai Beni culturali chiamato in causa come principale responsabile di quell'acquisto, si difende: «Nel 2008 la Corte dei Conti ha dato legittimità all'acquisto registrando il contratto relativo». «È una situazione indecente quella che sta accadendo - ha aggiunto - . Sono molto amareggiato ma certo è che c'è un accanimento di cui è difficile capire i contorni». All'epoca dell'acquisto «eravamo tutti d'accordo - ha spiegato il sottosegretario -, anche il professore Salvatore Settis che allora era il presidente del Consiglio Superiore dei Beni culturali. Poi, nel 2009 sospesi i pagamenti appena seppi che c'era una indagine in corso. Finii quindi per pagare nemmeno un terzo della cifra che ci era stata richiesta. Fu il direttore generale che venne dopo di me, essendo diventato io segretario generale del Mibac, a pagare la restante somma ma solo perchè gli fu imposto da un'autorità di giustizia civile e non amministrativa».
Caso del Crocifisso, Bondi difende l'acquisto
La Corte dei Conti ha contestato il prezzo pagato per un Crocifisso ligneo attribuito a Michelangelo, che fu acquistato nel 2008 per 3,2 milioni di euro. L'ex ministro dei Beni culturali, Sandro Bondi, difende la decisione di allora, affermando che la scultura fu acquistata con il parere vincolante del comitato tecnico consultivo e che in Italia non mancano le autorità di controllo. Il sottosegretario Roberto Cecchi si difende altresì, affermando che la Corte dei Conti ha dato legittimità all'acquisto e che è indecente la situazione che sta accadendo.
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