Riceviamo e pubblichiamo: Dr. Paolo Rastelli Capo redattore www.corriere.it Gentile dottore, in relazione al servizio-inchiesta "Viaggio incubo dentro gli scavi di Ercolano", pubblicato sulla testata on-line del Corriere della Sera in data 15 febbraio 2012, a firma di Antonio Crispino, si impongono alcune doverose osservazioni e puntualizzazioni. Negli Scavi di Ercolano è in corso da alcuni anni una vasta campagna di lavori di manutenzione e restauro realizzata nell'ambito dell'Herculaneum Conservation Project, ampio programma di conservazione, ricerca e valorizzazione del sito archeologico, condotto in stretta collaborazione fra la struttura scientifica e tecnica della Soprintendenza, il Packard Humanities Institute e la British School at Rome. Il servizio a firma di Antonio Crispino offre un'immagine arbitraria, distorta e ingannevole degli Scavi di Ercolano, che non trova una piena corrispondenza nella realtà. Il servizio appare peraltro fortemente in contrasto con il generale e convinto apprezzamento di cui gode il sito da parte della comunità scientifica internazionale; Ercolano è diventato infatti un caso studio di best practice per l'ICCROM, come dimostrano le rassegne della stampa nazionale e internazionale. Il rigore scientifico dei lavori svolti ad Ercolano, che un servizio giornalistico obiettivo avrebbe senz'altro rilevato se solo l'avesse voluto, non è affatto in contrasto con l'obiettivo di una fruizione culturale sempre più ampia, bensì ne costituisce il presupposto indispensabile. Ricerca, conservazione e valorizzazione sono azioni coordinate e conseguenti e solo una certa faziosità porta a separarle al punto da considerare patologica la chiusura di alcune aree solo perché vi sono in corso cantieri di ricerca. Premesso che, come riportato nella Carta dei Servizi disponibile all'ingresso, circa il 70 dell'area archeologica scavata a cielo aperto è visitabile e fruibile in condizioni di sicurezza e che nell'elenco dei luoghi chiusi al pubblico sono altresì indicate le motivazioni (per es. cantieri di lavoro), si rileva che sono state effettuate riprese filmate all'interno dell'area archeologica senza autorizzazione e ci si è peraltro impropriamente introdotti in zone precluse per motivi di sicurezza o perché interessate da cantieri in corso: zone regolarmente segnalate nel rispetto di quanto previsto dalla legge. Un servizio autorizzato avrebbe messo il giornalista nelle condizioni di acquisire le corrette informazioni in merito all'attuale situazione degli scavi e del relativo andamento dei cantieri. Spiace osservare che questo tipo di giornalismo ferisce e danneggia ingiustamente l'immagine del Paese, il quale guarda con interesse all'efficace modello di cooperazione pubblico-privata messo in atto a Ercolano per la salvaguardia e la gestione sostenibile di siti archeologici complessi. Molto è stato fatto a Ercolano, e molto altro ancora resta da fare. Continueremo a farlo nella piena consapevolezza che la conservazione di questa risorsa unica e irripetibile che è il nostro patrimonio archeologico è un'operazione senza fine, che richiede costanza e continuità nella gestione e negli investimenti. La strada di certo è lunga e tortuosa, ma i buoni risultati si possono già documentare, e non riconoscerlo, oltre che sbagliato, sarebbe davvero ingeneroso per il prestigio e la credibilità che il progetto Ercolano merita. LA SOPRINTENDENTE Teresa Cinquantaquattro