L'ex soprintendente: la deregulation si trascina dai tempi di Rutelli, epoca infausta che liberalizzò la pubblicità Sarà consulente del Municipio: «Da eliminare ombrelloni, tende e funghi» Il «signor no», questa volta, ha detto sì: Adriano La Regina, per 28 anni soprintendente ai Beni archeologici di Roma, ha accettato l'incarico di consulente nel I Municipio. «Mi ha convinto la passione del presidente Corsetti nel mettere ordine nella parte antica di Roma, oppressa dal dilagare di forme incongrue». Per l'ex soprintendente, che svolgerà questo compito gratuitamente, «teloni, funghi, ombrelloni andrebbero eliminati: negli ultimi quindici anni, dai tempi della giunta Rutelli, c'è stato un allentamento eccessivo. Non sono contrario a tavoli e sedie, purché siano contenuti. Il problema è quello di rendere i monumenti agibili e visibili dai visitatori». Secondo La Regina «servono regole e basterebbe attenersi al decreto Galasso del 1986 che vieta agli esercizi commerciali di installare attrezzature non compatibili con l'ambiente romano». Per il Colosseo non è preoccupato: «Il privato ben venga, ma con i suoi rilevantissimi ricavi, questo monumento è ampiamente autosufficiente». Il «signor no», questa volta, ha detto sì: Adriano La Regina, per 28 anni soprintendente ai Beni archeologici di Roma, ha accettato l'incarico di consulente nel I Municipio. Il primo sopralluogo, per formulare proposte e consigli, si terrà già la prossima settimana. «Collaborerò a titolo gratuito precisa La Regina , per conto dell'Istituto nazionale di archeologia e storia dell'arte del quale sono presidente». Professore, cosa l'ha convinta? «L'interesse e la passione del presidente Corsetti nel mettere ordine nella parte antica di Roma, oppressa dal dilagare di forme incongrue». Sulla questione dei dehors si è consumato un duro braccio di ferro tra Municipio e Campidoglio: cosa proporrà al mini sindaco? «Teloni, funghi, ombrelloni andrebbero eliminati: sono un'invenzione degli ultimi quindici anni, da quando è iniziato questo allentamento eccessivo». Si spieghi meglio. «Le pressioni ci sono sempre state, ma ora stanno prendendo il sopravvento, al punto da alterare i luoghi per consentire i tavolini». L'obiezione, non solo dei commercianti, è che Roma diventerebbe una città museo. «Non sono contrario a tavoli e sedie, purché siano contenuti. Il problema principale è quello di rendere i monumenti agibili e visibili dai visitatori. Le superfetazioni debordanti sono inaccettabili». Come intervenire? «Basterebbe applicare le regole, che ci sono sempre state: da quando Raffaello fu nominato prefetto alle antichità da Papa Leone X. Prendiamo i coni di visibilità: Pio VII fece demolire le indegne tabemae, i chioschi di allora, per liberare la prospettiva del monumento. Ma, senza andare troppo lontano, basterebbe attenersi al decreto Galasso del 1986: in oltre cinquanta, tra vie e piazze del centro storico, vieta agli esercizi commerciali di installare strutture e attrezzature non compatibili con gli elementi tipici dell'ambiente romano e della vita cittadina». Come spiega questa progressiva deregulation? «Si trascina dai tempi di Rutelli, epoca infausta che liberalizzò la pubblicità: fu un flagello, ricordo enormi teloni sulle facciate dei palazzi di piazza Navona». Il nuovo piano che dovrebbe regolamentare l'antico stadio di Domiziano non è ancora stato approvato. «L'idea di abolire i marciapiedi è assurda. Le occupazioni di suolo pubblico sconfinano già su strada: uno spettacolo penoso. Capisco che, con la grande affluenza di turisti, si moltiplichino bar e ristoranti, ma lo sfruttamento selvaggio mortifica e svilisce». Veniamo al Colosseo, che continua a perdere pezzi mentre si discute del restauro finanziato da Diego Della Valle. «Il Colosseo non è fragile: necessita solo di una manutenzione continua, per la quale è del tutto autosufficiente. E' l'unico monumento che, con i suoi introiti rilevantissimi, si mantiene da sé: non vedo dove sia il problema». Lo sponsor è superfluo? «Non dico questo. Il privato è benvenuto, ma il Colosseo non ne ha bisogno. Il contributo, in ogni caso, è positivo: un di più, che si potrebbe destinare ad altri interventi». Il decreto sulla riforma di Roma Capitale potrebbe trasferire alcuni compiti di tutela dal Mibac alla sovrintendenza comunale. Andrea Carandini, presidente del Consiglio superiore dei Beni culturali, si e opposto mettendo in discussione, tra l'altro, la competenza del sovrintendente capitolino, Umberto Broccoli. «Non entro nel merito della polemica, anche se i giudizi andrebbero motivati. Quanto alla tutela, se lo Stato non mantenesse pieni poteri sarebbe un disastro». Il rompiscatole Adriano La Regina nasce a Napoli nel 1937, abita a Roma dal 1976, da quando cioè dopo gli incarichi come archeologo del Ministero a Chieti e Campobasso fu nominato sovrintendente ai Beni archeologici di Roma. Dopo pochi anni fu ribattezzato «Signor No» (da Rutelli), e spesso considerato dai politici un rompiscatole. Solo per citare un esempio: nel 1998 Francesco Rutelli, allora sindaco, chiese la sua testa al ministro per i Beni e le attività culturali, che all'epoca era Walter Veltroni. Disse, Rutelli: «Vuole paralizzare 16 progetti essenziali per lo sviluppo della città». La Regina non se ne preoccupò, e disse poche parole: «Se la costruzione di un garage deve distruggere un monumento io non ci sto, e se posso lo fermo».
Roma. Centro storico e decoro, arriva La Regina
Adriano La Regina, ex soprintendente ai Beni archeologici di Roma, ha accettato di diventare consulente del Municipio di Roma. La Regina ha espresso la sua disponibilità a lavorare gratuitamente per aiutare il presidente Corsetti a mettere ordine nella parte antica di Roma, che è stata alterata negli ultimi anni. Ha proposto di eliminare teloni, funghi e ombrelloni dai monumenti, e di attenersi alle regole del 1986 che vietano gli esercizi commerciali di installare attrezzature non compatibili con l'ambiente romano. Ha anche espresso la sua opposizione all'idea di abolire i marciapiedi e alle occupazioni di suolo pubblico.
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