Opposizioni sul piede di guerra per l'approvazione a Lipari di cinque nuovi progetti edilizi. L'arcipelago rischia così di essere cancellato dall'elenco dei «patrimoni dell'umanità» PALERMO Corrono i soldi nel fantastico tapis roulant che collega fra loro le sette sorelle del vento. E corrono anche i progetti. Non importa di chi o di cosa e per chi e nemmeno perché. Le Eolie sono la nuova frontiera del business e tutti vogliono scucire sogni e dobloni dai forzieri dell'incantato arcipelago. Con buona pace dell'Unesco che annovera le isole siciliane fra i suoi gioielli. E con buona pace anche di chi si preoccupa per la paventata espulsione dal ristretto e prestigioso elenco di «sito patrimonio dell'umanità», che non gioverebbe certamente all'immagine delle Eolie e nemmeno dell'Italia. Finora non è mai accaduto che un sito annoverato fra i beni dell'umanità abbia subito l'onta del depennamento. In nessuna parte del mondo. Ma il rischio che la Sicilia di Cuffaro sia ancora una volta all'avanguardia è assai serio e i ripetuti allarmi lanciati dall' Unesco sono un inquietante campanello d'allarme. Troppe costruzioni selvagge, poca attenzione all'ambiente con le cave di pomice che la fanno da padrone buche-rellando qua e là, pressapochismo e nessuna lungimiranza da parte dei politici locali (non è che quelli regionali e nazionali siano tanto meglio però) e, infine, scarsis-sima volontà e strumenti di tutela. Ché il famoso Piano Paesistico di tutela delle Eolie approvato sul filo di lana dopo estenuanti tira e molla dall'uscente assessore regionale ai Beni Culturali, l'anno passato, non sembra esser bastato. Anzi, il Piano regolatore dell'arcipelago non pare nemmeno tener conto delle indicazioni del Piano paesistico. E le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti. Con l'ultima sparata del Consiglio comunale di Lipari di pochi giorni fa che ha sancito il via libera alla costruzione di 5 nuovi alberghi, fra il voto favorevole degli 11 consiglieri della casa delle Libertà presenti e l'abbandono dell'aula da parte di quelli dell'opposizione. E uno dei progetti in questione fa capo alla moglie di un consigliere forzista. Cose di mondo sono... Ma se il Piano regolatore delle Eolie salta come un'onda, anche il Piano paesistico è facilmente aggirabile, fra leggi, leggine e siculi intrighi. Come rivelarono le roventi polemiche dello scorso autunno, quando gli abili deputati dell'assemblea regionale siciliana - pomposamente «il più antico parlamento d'Europa» - hanno promosso 8 progetti fra alberghi residence e altro, facendo gridare allo scandalo mezzo mondo. Oltre a fare incacchiare parecchio quelli dell'Unesco per l'ennesima volta, che indignati hanno minacciato il depennamento delle Eolie dalle loro liste. A metterci una pezza è dovuto poi intervenire il Commissario dello Stato, che ha bocciato le audaci norme cementizie alla siciliana. Ma è difficile afferrare anche un solo un capo della matassa dorata che avvolge le Eolie. Qua vogliono depuratori e strade, gallerie e dighe e alberghi e residence e case sparse dovunque, spostando persino le spiagge per compiacere le lobbies del cemento e della speculazione, sempre appoggiate dal potente di turno. E sui tavoli e negli armadi della Procura della Repubblica di Barcellona Pozzo di Gotto (Messina) ci sono più di 200 inchieste sull'abusivismo edilizio delle Eolie. Ma non la spuntano. «Perché - come ha dichiarato il Sostituto procuratore Olindo Canali - il problema è sempre lo stesso. Le Eolie, Lipari in particolare, è come se fossero una repubblica a parte che fa parte di una regione, quella siciliana, che è un'altra repubblica a parte; chi commette gli abusi edilizi è convinto, spesso a ragione, di farla franca, o perché i reati vanno in prescrizione o perché arriverà una sanatoria». Ma l'affare più goloso, forse, è quello dei porti. Ne vogliono fare 6, uno per isola tranne Salina. E il segretario dei Ds di Lipari Pino La Greca sibila: «Alla Regione hanno un progetto in sonno che prima o poi tireranno fuori, aspettano solo il momento giusto». E dev'esser sembrato questo il momento giusto al consigliere provinciale di Messina Angelo Passaniti, di Forza Italia, che con una mozione chiede l'apertura di un casinò alle isole Eolie. Forse per giocarsi a dadi l'iscrizione nella lista dell'Unesco...