Circa 350 ettari di Bari vecchia, Murat, Libertà e Madonnella saranno sottoposti a vincolo paesaggistico. L'istruttoria, in atto alla Regione con la partecipazione di Comune e Soprintendenza, sfocerà in un primo provvedimento entro il mese prossimo. La scelta è presa e parte dalla direzione dei beni culturali. L'atto - che dovrebbe diventare definitivo entro settembre o prima di Natale - porrà nuove regole per costruire, nel rispetto di un regime vincolistico nuovo cosiddetto «vestito»: rispetto al passato, la tutela prescrive cosa fare e cosa no. Il Comune guarda con attenzione il provvedimento, in gestazione da mesi. Un supervincolo paesaggistico che abbraccia in un colpo solo quattro zone del centro cittadino, dalla città vecchia, al Murat, a Libertà e Madonnella. Formalmente si tratta ancora di un'istruttoria che potrebbe sfociare in un provvedimento nel giro di un mese per poi diventare definitivo dopo l'estate o al più tardi prima di Natale. Con tale atto verrà messa sotto tutela una vasta zona del centro città, tale intendendosi un'area che si estende fino ai margini del Murattiano ricomprendendo una superficie di 350 ettari. La procedura è stata avviata in base al nuovo Codice dei beni culturali (decreto legislativo 42 del 2004) e rappresenta un caso pilota di cosiddetto «vincolo vestito», cioè con una serie di prescrizioni d'uso. Non è un duplicato delle norme di attuazione del piano regolatore eo di un piano particolareggiato (come nel caso della città vecchia), ma di un atto che completa meglio il quadro di indirizzi di riferimento in caso di lavori di ristrutturazione. Niente sovrapposizioni, ma indicazioni più dettagliate su cosa fare e cosa no. Per intenderci, nel caso dei prospetti, se l'unitarietà degli stessi è prevista dalla norma di indirizzo comunale, il vincolo paesaggistico potrà intervenire sul dettaglio del completamento di una «cortina». Trattandosi di un argomento per certi aspetti «nuovo», viene gestito con molta attenzione e cura dai soggetti interessati a tale procedura. Da mesi è al lavoro una commissione regionale (la cui istituzione è prevista dal Codice dei beni culturali) di cui fanno parte la direzione regionale dei Beni culturali, la Soprintendenza per i Beni architettonici, quella per i Beni archeologici, la Regione, il Comune, l'Università e il Politecnico. La «dichiarazione di notevole interesse pubblico» (questa l'espressione tecnica del vincolo paesaggistico), se per certi aspetti può essere vista come un «freno» agli interventi edilizi, con tale nuova formulazione in realtà servirà a rendere meno complicate le procedure. Infatti, se prima il vincolo tale era e tale restava (senza alcuna «flessibilità»), adesso viene arricchito con prescrizioni che in qualche modo definiscono il perimetro di intervento della tutela. Come già detto, tra le aree interessate vi è anche la città vecchia. Qualcuno si chiederà: ma il borgo antico non è già protetto? La risposta è sì e la spiegazione arriva dal piano regolatore che protegge la città vecchia e disciplina ogni intervento con il piano particolareggiato. Il vincolo paesaggistico, quindi, si andrà a sovrapporre a quanto già previsto non ponendosi in contrasto ma affinando il tipo di interventi. Lo scopo, insomma, è intervenire sulla conservazione della bellezza dell'insieme evitando interventi liberticidi che rischierebbero di compromettere il quadro artistico. Quindi, nessun rischio di ingessature nelle ristrutturazioni per la semplice ragione che cambierà solo qualcosa nella procedura: se fino a ieri per un palazzo del Murattiano (sul quale esiste una delibera del consiglio che ha schedato gli immobili demolibili e no) bastava l'autorizzazione del Comune, la nuova procedura prevederà un passaggio del progetto presso la locale commissione del paesaggio per essere sottoposto al parere vincolante della Soprintendenza. Insomma, se la commissione locale del paesaggio dirà sì e la Soprintendenza dirà no, l'intervento non potrà essere consentito. Tale disciplina per alcuni stabili di zona come Libertà e Madonnella rischia di essere però troppo rigida soprattutto per il contesto in cui si sviluppano: si tratta, in alcuni casi, di quartieri popolari che presentano immobili storici ma al tempo stesso meritevoli di un'altra tutela, quella del decoro visto lo stato in cui si trovano. Inutile dire che il Comune partecipa a tale procedimento con molta attenzione proprio per evitare che un eccesso di regola produca poi un risultato diametralmente opposto a quello atteso. Ma se per decenni si è proceduto secondo un sistema di regole pianificate (e modificate) con il regime del vincolo paesaggistico le direttive dovrebbero essere un tantino più stabili - e certe - nel tempo. Una volta definita la proposta entro un mese, il provvedimento verrà pubblicato per 90 giorni all'albo pretorio e, in base al codice, nei successivi 30 giorni sono ammesse osservazioni. La procedura si conclude con un atto definitivo della giunta regionale da emettere nei successivi due mesi. Il caso Ordinanza per largo Incuria: «Demolite l'ascensore abusivo» La ripartizione Urbanistica ha annullato i titoli edilizi che riguardano un immobile della città vecchia a pochi passi dallo storico palazzo Verrone, inviando una nuova segnalazione alla procura e alla Soprintendenza. E l'ultimo atto della lunga vicenda di largo Incuria 9, dove da alcuni mesi è stato realizzato un nuovo ascensore: secondo i tecnici comunali, infatti, la struttura che spunta sul terrazzo non è solo I'«extracorsa» dell'ascensore, ma un vero e proprio torrino che - in quanto vano tecnico - non è consentito dal piano particolareggiato per Bari vecchia. In buona sostanza, secondo il Comune, i proprietari si sarebbero garantiti la possibilità di arrivare sul terrazzo in ascensore. A costo, però, di uno «sfregio» a una delle viste più belle di Bari vecchia. I tecnici si sono però resi conto del problema soltanto dopo che i lavori erano stati quasi interamente completati. Così, l'ordine di sospensione, impartito nello scorso marzo, non ha avuto alcun effetto. Ieri gli uffici hanno annullato in autotutela l'effetto delle due Dia presentate per l'intervento di restauro e manutenzione del palazzo: di conseguenza i proprietari sono costretti a demolire tutte le opere effettuate e rischiano conseguenze penali. Ma è evidente che la storia finirà nelle aule del tribunale amministrativo.