Il sindaco Cosolini: «Non cerco colpevoli ma paghiamo un conto salato per interventi strutturali che dovevano essere effettuati molto tempo fa. Ora dobbiamo appena trovare i soldi» Prima il Palazzo Carciotti che si contorce perle ferite alla testa provocate dalle uncinate della bora, poi i preziosi volumi della Biblioteca Civica di piazza Hortis che si trovano improvvisamente a nuotare (peraltro senza braccioli) in una sorta di piscina per essere ricoverati di corsa al Museo Istriano per essere asciugati con il phon e infine il castello di San Giusto costretto ad abbassare il capo e a chiudere i battenti dopo che si sono ghiacciate le tubature. Questa è la triste cronaca di una città che sta cadendo letteralmente a pezzi, specie il suo patrimonio architettonico, per incuria, abbandono, scelte sbagliate o ancora peggio non scelte. Quelli di Lonely Planet, che hanno appena celebrato sulle loro guide Trieste giudicandola una delle città più affascinanti del mondo tra quelle un po' defilate, forse cambierebbero idea di fronte a un simile bollettino di guerra. La città, una volta sgonfiatasi la bora, in questi giorni sembra un'enorme sala operatoria con vigili del fuoco, tecnici e operai di ditte private impegnati a suturare ferite su tetti, cornicioni, coperture varie. Sui palazzi storici che stanno andando in malora fra poco su questi schermi assisteremo al solito palleggio di responsabilità tra la precedente e l'attuale amministrazione comunale. Storia vecchia, solo da aggiornare. E ora chi li ripara, con quali soldi. i "gioielli" ammaccati della seducente Trieste? «Questa ondata di maltempo straordinaria - è la riflessione del sindaco Roberto Cosolini - rappresenta la classica goccia che fa traboccare il vaso. Non mi interessa aprire una polemica, tuttavia alla nuova amministrazione è stato adesso presentato un conto salato per gli interventi strutturali non eseguiti in passato nei tempi e nei modi in cui erano necessari. Questi edifici pubblici non hanno retto lo stress della bora. Inutile cercare colpevoli. La scelta sul Carciotti, per esempio, era problematica e difficile per i costi che comportava mentre su Palazzo Biserini, a cui va aggiunta la questione del trasferimento del museo di storia naturale in via Tominz, sono state fatte delle scelte sbagliate come ha sostenuto anche Roberto Menia. Troppa leggerezza, c'è stata una sottovalutazione politica del patrimonio della città». E adesso come se ne viene fuori? «Innanzitutto faremo tempestivamente gli interventi straordinari di messa in sicurezza sia al Carciotti che a Palazzo Biserini. I danni sono invece di minore entità al castello di San Giusto. Il vero problema però è quello dei lavori per la loro risistemazione definitiva. Servono più di 30 milioni - spiega il sindaco - e dove li troviamo? O privatizziamo questi beni ma non è questa una soluzione che piace a questa giunta oppure per conservare questo palazzi di grandi valore dovremo trovare nuove risorse con l'alienazione di alcune proprietà del Comune. Altri soldi non ci sono». Cosolini rimanda al mittente le accuse dell'opposizione sulla scarsa prevenzione. «Cosa potevamo fare di più? Siamo in carica da 8 mesi, ripeto paghiamo noi per errori altrui. Sul Carciotti ci siamo mossi per tempo, è appena arrivata l'autorizzazione per compiere i lavori richiesti. C'era tutta una procedura da rispettare. Altri interventi non si potevano fare perchè vanno inseriti nel piano triennale delle opere dove le tempisti-che sono diverse. E' una questione anche di progetti e di gare. Ma per quanto riguarda i grandi contenitori siamo subito partiti trovando intanto una soluzione per il salone degli Incanti. A prescindere dai danni del maltempo, resta da risolvere il problema della collocazione del museo di storia naturale. Resterà confinato a Montebello? «Bisogna valutare quale sarà il male minore. Se sarà meglio fare un nuovo trasloco, magari a Campo Marzio, oppure se converrà restare lì risolvendo però tutte le criticità».