Molina (Pd): «Spero sia un errore, ma è bene fare chiarezza». Locatelli (Pdl): «Sono allibita» Il sito del progetto indicava la Codello tra i collaboratori di Koolhaas. Lei: «Non ne so nulla» Probabilmente l'utilizzo della lingua straniera ha giocato un brutto scherzo agli autori del sito web dell'architetto olandese Rem Koolhaas. Altrimenti non si spiegherebbe perché tra i "collaboratori" nel progetto di ristrutturazione del Fontego dei Tedeschi sia citata la soprintendente Renata Codello in qualità di "preservation advisor" assieme all'architetto Alberto Torsello, un libero professionista veneziano e progettista del recente restauro di palazzo Ducale sponsorizzato da Dottor Group. Una copia cartacea della schermata del sito sta girando in città e ha già raggiunto la casella di alcuni politici, i quali manifestano stupore e curiosità per quel nome inserito nella scheda progettuale di un'opera che fin dall'inizio ha scatenato un vivace dibattito. Cercando su Google, ieri la schermata del progetto era differente da quella divulgata. Tuttavia, il motore di ricerca conserva la memoria di vecchie versioni dei siti e, nella fattispecie, in quella risalente a mercoledì 8 c'è l'esatta corrispondenza con la foto divulgata via carta. Quindi, in qualche modo quel nome qualcuno l'ha scritto e qualche giorno fa lo ha cancellato. «Non ne so nulla - è il telegrafico commento della Soprintendente - e non mi interessa». Quasi certamente siamo di fronte ad un errore materiale, tuttavia, in consiglio comunale - dove le posizioni in merito al progetto dell'archistar olandese per il Fondaco sono piuttosto variegate - cominciano ad arrivare esplicite richieste di chiarimento. Anche a Ca' Farsetti, infatti, sono pervenute le segnalazioni di questo bizzarro accostamento tra chi progetta un'opera e chi è chiamato, per conto dello Stato, ad esprimere un parere vincolante sull'opera stessa. «Auspico che sia un errore - commenta il consigliere del Pd, Jacopo Molina - perché sarebbe difficile pensare una forma di collaborazione tra un alto funzionario pubblico e un progettista privato nell'ambito della competenza del primo. Vorrei però che qualcuno mi dicesse che è stato un errore. Se invece c'è stato un qualsivoglia coinvolgimento nel progetto, riterrei opportuno che la Soprintentente lo spiegasse e che i provvedimenti relativi al Fondaco venissero avocati dal direttore regionale del ministero dei Beni e attività culturali». Dalla parte opposta della sala consiliare, è perplessa anche Marta Locatelli, consigliere comunale del Pdl. «Leggendo il nome - dice - rimango allibita e non capisco che tipo di collaborazione possa esserci in questo progetto. Vorrei capire se si tratta di supervisione, ma allora non avrebbe senso scriverlo perché la Soprintendenza supervisiona e decide su tutti i progetti. Come sta scritto - prosegue - il sito farebbe intendere che l'architetto abbia un rapporto di collaborazione con l'autore del progetto. Dobbiamo approfondire, ma se la cosa fosse così sarebbe molto grave perché un ente come la Soprintendenza non dovrebbe avere rapporti con privati. Se è invece, come mi auguro, un errore materiale, vorrei capire come mai sul sito il suo nome sia stato scritto e poi sia stato cancellato. A questo punto, forse è bene che sia anche lo studio Koolhaas a pronunciarsi prima che la variante prevista dal progetto arrivi in Consiglio comunale».