E' scontro fra la diocesi e la struttura commissariale di Marchetti L'AQUILA. Come sarà possibile far rinascere una intera città con le sue 64 frazioni se non si riesce nemmeno a fare un progetto per la ricostruzione di una chiesa? La chiesa è quella di Onna, distrutta dal terremoto (sono rimaste se pur molto danneggiate le mura laterali e una parte della facciata) che secondo gli impegni della prima ora (estate 2009) doveva essere ricostruita in un anno e mezzo al massimo grazie ai fondi, 3,5 milioni di euro, messi a disposizione dal governo federale tedesco. Gli abitanti di Onna, nel mese di dicembre del 2011, attendevano notizie sull'appalto dei lavori con la segreta speranza che ad aprile il cantiere potesse aprire. Attesa inutile. Infatti non solo non ci saranno cantieri da aprire ma oggi viene fuori una storia che ha dell'incredibile e che dimostra che i vari attori della ricostruzione dell'Aquila continuano a giocare (ben pagati) sulla pelle dei terremotati e delle comunità distrutte. Il nocciolo della questione è lo scontro aperto ormai da tempo fra la struttura commissariale per i beni culturali guidata dall'ingegner Luciano Marchetti e le strutture territoriali del ministero dei beni culturali meglio note come Soprintendenze. In mezzo c'è la Diocesi che attraverso la commissione diocesana per l'arte sacra deve dare il suo assenso al progetto prima che si vada alla gara di appalto. La storia inizia ufficialmente ai primi di agosto del 2011 quando la struttura commissariale di Marchetti (che aveva stipulato un'intesa con la Germania) presenta alla diocesi un progetto che prevede la ricostruzione della chiesa di Onna utilizzando gli isolatori sismici (che da soli costano 500.000 euro). La commissione della Curia dice no al progetto proposto e chiede a Marchetti e alla sua squadra di tecnici e storici d'arte che vengano eliminati gli isolatori sismici e che il restauro vada nella direzione di una rigorosa azione conservativa del manufatto". Infatti secondo la Curia la predisposizione della piastra di fondazione andrebbe ad "alterare il sottosuolo risultando invasiva per le camere tombali che vi sono conservate, segni archeologici che non possono o devono essere ignorati ma valorizzati. Inoltre nel tempo il costo di manutenzione degli isolatori sarebbe una tassa fissa per le future generazioni di onnesi. Ma la cosa che ha mandato in bestia il vicecommissario, abituato a decidere senza che nessuno possa alzare un dito (un altro caso tutto da approfondire è quello relativo a palazzo Ardinghelli), è la richiesta che arriva sempre dalla diocesi di «acquisire il parere della soprintendenza competente sul territorio in materia di restauro e conservazione». La risposta che arriva alla diocesi è secca: Marchetti non intende acquisire il parere della Soprintendenza stante le deroghe di cui la struttura commissariale si avvale in materia di tutela dei beni culturali. Una replica stizzosa che ha fatto controreplicare alla diocesi, in un carteggio intercorso fra i due protagonisti della vicenda, che "nessuno, anche se si tratta del vice-commissario per i beni culturali è autorizzato ad agire in antitesi alla legge dello Stato". Conclusione: il progetto non c'è, gli onnesi sono sconcertati e continua lo scaricabarile per non fare nulla. Una brutta storia scritta sul dolore e la devastazione. Che si commenta da sola.
Chiesa di Onna, stop al progetto
La Diocesi di L'Aquila è in scontro con la struttura commissariale di Luciano Marchetti per la ricostruzione della chiesa di Onna, distrutta dal terremoto. La commissariale aveva presentato un progetto che prevedeva la ricostruzione utilizzando isolatori sismici, ma la Diocesi ha rifiutato il progetto e ha chiesto di eliminare gli isolatori. La struttura commissariale ha risposto che non intende acquisire il parere della Soprintendenza competente, affermando che nessuno ha il diritto di agire in antitesi alla legge dello Stato. La vicenda ha causato sconcerto tra gli abitanti di Onna e continua lo scaricabarile per non fare nulla.
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