Territorio, devolution senza pace Nel vuoto gli appelli alla leale cooperazione della Consulta su legge obiettivo e sanatoria Tante sono le impugnazioni di leggi regionali dopo la riforma del Titolo V della Costituzione. Di queste ben 135 erano questioni di legittimità, mentre le restanti sette riguardavano le rispettive competenze Dal 2002 a oggi le Regioni hanno fatto ricorso alla Consulta il 20 in più di quanto abbia fatto lo Stato nei loro confronti. Delle 169 impugnazioni, 127 erano di legittimità costituzionale, 42 erano conflitti di attribuzione dell'Esecutivo I successi dei Governatori Tra le impugnazioni che hanno visto lo Stato come promotore, questo è il numero di quelle arrivate a sentenza. In 36 casi, poi, la Consulta ha individuato gli estremi per l'abrogazione delle leggi regionali La Corte costituzionale ha emesso più sentenze sui ricorsi presentati dalle Regioni rispetto a quelle del Governo. Di queste, ben 49 sono state di illegittimità. Tute ciò anche se le autonomie hanno minore possibilità di impugnazione ROMA Il ministro per gli Affari regionali, Enrico La Loggia, ha detto ièri che l'impugnazione della legge «salva-coste» della Sardegna (la numero 8 del 2004) costituisce una strada obbligata. «D Governo ha spiegato non poteva fare diversamente che impugnare la legge, così come si è fatto per qualunque altra materia e per qualsiasi altra Regione di qualunque colore». Più nel dettaglio, ma restando su un profilo strettamente tecnico, le due pagine con i motivi dell' impugnazione stilati dal Dipartimento degli Affari regionali evidenziano come gli articoli 3 e 4 dello Statuto della Regione Sardegna le attribuiscano «la competenza primaria in materia di urbanistica ed edilizia», ma che sulla materia della tutela paesaggistica, la Regione è invece vincolata «alle disposizioni statali in materia di cui al decreto legislativo 412004». Si tratta del Codice dei beni culturali e del paesaggio voluto dai ministro Urbani. Oltre alla violazione delle competenze esclusive dello Stato, il Governo accusa gli articoli l e 2 della legge Sardegna là dove impongono un «divieto di realizzare nuove opere soggette a concessione o autorizzazione edilizia nelle zone costiere» fino ai due chilometri di contenere nonne «illogiche e completamente irrazionali» in quanto «non sono tali da soddisfare le finalità di tutela perseguita». Fin qui gli argomenti tecnici. La linea del Governo è quindi quella di aver difeso la propria competenza esclusiva in materia di tutela paesistica. La Regione Sardegna ribatterà che il divieto a costruire è invece una tipica norma urbanistica, edilizia e di governo del territorio su cui la Regione è pienamente legittimata a legiferare. Spetterà alla Consulta dire chi abbia ragione e dove stia il confine fra le due discipline. Certamente il ricorso del Governo contro la legge «salva-coste» della Sardegna riapre ed estende la ferita non solo istituzionale, ma anche politica del rapporto fra Stato e Regioni su tutta la ampia materia del governo del territorio: in una lunga stagione di tensioni indotte dalle incertezze del modello federalista adottato, è stata proprio questo l'ambito su cui si è scatenato b scontro più aspro, con i ricorsi dia Consulta prima sulla legge obiettivo e poi sul condono edilizio, vale a dire due pilastri della politica del Governo Berlusconi, due leggi adottate senza consultare le Regioni e in contrasto con la loro posizione. Una ferita che ora, con il ricorso sulla legge «salva-coste» della Sardegna, si estende alle aree di confine fra tutela del paesaggio e urbanistica. Una ferita che, in realtà, non si è mai richiusa. Appena un mese fa, l'Esecutivo aveva deciso, a sorpresa dopo una tregua durata sei mesi, di riaprire la guerra sul condono edilizio, impugnando prima le leggi della Toscana e dell'Emilia Romagna (10 dicembre 2004), poi (23 dicembre 2004) quelle di altre cinque Regioni, fra cui due governate dal centro-destra, Lombardia e Veneto. L'accusa è quella di aver ristretto troppo l'ambito delle costruzioni abusive sanabili. Aveva destato qualche meraviglia che la decisione del Governo arrivasse dopo che la Consulta aveva già dettato le regole di fondo per la soluzione di un conflitto chiarissimo e lunghissimo da cui tutti erano usciti malconci, ma il gettito atteso dal Tesoro dal condono più di tutti. E, soprattutto, aveva meravigliato che il Governo impugnasse di nuovo sulla sanatoria dopo che il ministro dell'Economia. Domenico Siniscalco, aveva escluso qualunque possibile riapertura dei termini per il condono, dichiarando morta, almeno ufficialmente, la stagione dei condoni. Ma la pacificazione fra Stato e Governo non c7è stata. E cadono nel vuoto gli appelli arrivati dalla Consulta che proprio in occasione della sentenza sulla legge obiettivo (3032003) aveva lanciato la dottrina del «federalismo solidale e collaborativo», affermando che le istituzioni non possono funzionare e non può funzionare il rapporto fra Stato e Regioni se alla base di questi rapporti non si pone un atteggiamento di leale cooperazione. La Corte costituzionale aveva posto l'intesa quadro fra Governo e Regioni proprio al centro della legge obiettivo, imponendo un accordo per la scelta delle opere e dei relativi tracciati. L'impasse sull'autostrada tirrenica che dura ormai da tre anni con il conflitto fra il ministro Lunardi e la Regione Toscana conferma che quella dell'intesa indicata dalla Consulta è l'unica via possibile per evitare la paralisi. La dottrina del «federalismo solidale e cooperativo» era stata poi confermata proprio dalia sentenza della Corte sul condono edilizio (1962004) che aveva affermato la legittimità del Governo a varare il condono, ma aveva posto pesantissimi paletti sulle tipologie di immobili sanabili. In entrambi i casi la Consulta aveva fatto da arbitro, salvando due leggi nazionali ma imponendo comportamenti più responsabili all'Esecutivo, nella convinzione che su tutte queste materie lavori pubblici di importanza strategica, condono, urbanistica nessuno abbia competenza esclusiva. Ma l'appello alla leale collaborazione è caduto nel vuoto; ora, si apre un nuovo fronte. GIORGIO SANTILLI