I dipinti I dipinti della Accardi, la scultura di Consagra, i "Cappotti" di Boltanski: guida alle opere che non vengono esposte Dopo il mancato finanziamento delle attività il Palazzo è rimasto vuoto "Ma quelle opere meritano il prezzo del biglietto" Il direttore Alessandro: "Una raccolta inferiore a quella di qualunque appassionato darte Preferiamo fare mostre" Il primo nucleo di 38 pezzi costò circa 800 mila euro e fu messo in mostra solo nel 2009. Acquisite poi altre 14 opere ono cinquantadue le opere di arte contemporanea che compongono la collezione permanente del Museo Riso. Un piccolo ma significativo patrimonio acquisito a partire dal 2004 che conta dei veri e propri gioielli, come le installazioni dellartista parigino Christian Boltanski - esponente della Narrativ Art - e i suoi "Cappotti neri", le vernici e gli smalti di Carla Accardi, le pietre del "Circle of life" di Richard Long e i dipinti dei giovani leoni palermitani, Bazan, De Grandi e Laboratorio Saccardi. Sono queste, insomma, le opere della discordia tra la direzione del Museo Riso e lassessorato ai beni culturali dopo il mancato finanziamento delle nuove attività del museo, rimasto vuoto a dispetto di questa collezione chiusa nei magazzini. Una raccolta che conta le firme del siciliano Emilio Isgrò, figura poliedrica che si è affermato nel mondo dellarte per le sue "cancellature", le installazioni di Francesco Simeti, la grande tela, pastosa e grondante colore, dal titolo "Piazza Caracciolo" del pittore Croce Taravella, tre lavori dellartista neoconcettuale Luca Vitone. E ancora, la scultura di Pietro Consagra e lisola di Alicudi fotografata dallartista Paola Pivi (Alicudi from underwater). Un "tesoretto" insomma che è stato acquisito per 810 mila euro e che attualmente si trova allinterno dei magazzini di Palazzetto Agnello e del Museo Riso. Nel 2009 attraverso la mostra "Passaggio in Sicilia. La collezione di Riso ed oltre" il primo nucleo di acquisizioni, composto da trentotto opere, fu presentato al pubblico. Unoccasione per far conoscere il profondo legame che ha unito larte contemporanea alla Sicilia. Una storia che comincia dal secondo dopoguerra (Carla Accardi, Pietro Consagra, Emilio Isgrò, Antonio Sanfilippo) e che giunge sino ai nostri giorni (Alessandro Bazan, Francesco De Grandi, Andrea Di Marco, Fulvio Di Piazza, Laboratorio Saccardi,) coinvolgendo anche artisti non siciliani (Giovanni Anselmo, Jannis Kounellis, Richard Long, Paola Pivi, e altri) che si sono espressi nellisola con iniziative di rilievo internazionale. Conclusa questa mostra, della collezione non se ne è saputo più nulla. Sono passati tre anni, ed oggi, custodite in apposite casse in legno, le opere sono pigiate luna sullaltra, negate alla fruizione del pubblico. Tutto ciò mentre continua la querelle tra lassessorato regionale ai Beni culturali e il Dirigente del Museo Riso, Sergio Alessandro, che il 10 gennaio scorso attraverso un comunicato stampa ha annunciato la «impossibilità a proseguire lattività del museo, dando seguito alla sua chiusura forzata» a causa del blocco dei finanziamenti, 12 milioni di euro, con i quali si sarebbero dovuti attivare cinque progetti esecutivi: tre riguardanti lattività artistica del Museo Riso - mostre, festival, eventi, residenze e nuove produzioni site-specific - e due relativi alladeguamento funzionale e allampliamento di Palazzo Riso attraverso un concorso di progettazione internazionale. «Ho dato disposizioni per accelerare i tempi e programmare le iniziative che dovranno avviarsi da ora sino ai prossimi tre anni - dichiara lassessore Sebastiano Missineo - Sui finanziamenti è vero che ci sono dei rallentamenti, ma sono fisiologici e non riguardano solamente i progetti presentati dal Museo Riso, sono in tanti a trovarsi nella stessa condizione. Ho chiesto comunque al Dipartimento di velocizzare le pratiche». Ma perché in attesa che le attività del Museo Riso riprendano il loro normale iter, non proporre la collezione permanente al pubblico, rendendo nuovamente fruibile così il museo alla città? «Una collezione di 40 pezzi - sostiene il direttore Alessandro - è paragonabile ad una modesta raccolta privata di un medio cittadino appassionato darte e per questo da qualche decennio i musei darte contemporanea a differenza di quelli archeologici, non impostano la loro azione sulle opere di proprietà, ma sulle esposizioni originali e continuamente turnate, per proporre unofferta sempre nuova al visitatore». Insomma, le opere ci sono ma restano in magazzino e il museo rimane vuoto in attesa di giorni migliori. Incalza Alessandro: «Con una dotazione finanziaria di 500 mila euro annui si è dovuto fare una scelta: o continuare a programmare attività di produzione ed esposizione o acquisire unopera significativa lanno. Oggi infatti, le quotazioni dei protagonisti dellArte Povera (mi riferisco a questo movimento in particolare perché la collezione del Riso contiene opere di Kounellis e Anselmo e artisti come Boltanski e Long sono comunque affini alle poetiche dellArte Povera internazionale) hanno subito un netto rialzo, confermato dalle aste. Rispetto alla scelta di affrontare un acquisto annuale, Riso ha preferito, con i soli 490 mila euro stanziati nel 2011, dare vita a svariate iniziative». Ovvero sei mostre, dodici esposizioni minori, incontri con curatori, eventi speciali, laboratori didattici, visite guidate, presentazioni di libri e residenze dartista. Perché allora a questo punto il Museo Riso avrebbe dovuto acquisire una propria collezione se poi non vale la pena riproporla al pubblico? «Il ragionamento per la realizzazione di una collezione darte contemporanea è stata consequenziale allidea di far nascere un Museo dedicato allarte contemporanea a Palermo», spiega Paolo Falcone, curatore di mostre, che nel 2004 insieme a Valentina Bruschi, fu incaricato dallallora assessore Pagano di acquisire quella prima parte di opere con un budget di 500 mila euro. «Grazie alla generosità degli artisti coinvolti, allentusiasmo mostratoci nelladerire al progetto, quello cioè di istituire un Museo darte contemporanea a Palermo - continua Falcone - siamo riusciti ad ottenere opere di altissimo livello a prezzi davvero vantaggiosi. Due tele del 1954 di Carla Accardi, il cui valore di mercato era di 100 mila euro luna, sono state comprate per 3035mila euro. Lopera-installazione di Jannis Kounellis, artista dellArte Povera, il cui valore commerciale era di 700-800 mila euro, labbiamo acquistata con 80 mila euro. Dellartista inglese Richard Long abbiamo acquisito "Circle of Life" (oggi temporaneamente allestito a Gibellina) il cui valore di mercato era di 250-300mila euro, per 50-60 mila euro più Iva. Ad animare il progetto di costituire una collezione darte contemporanea per il Museo Riso, non era tanto il fare "shopping" alla "Art Basel", una fra le più importanti fiere di arte contemporanee al mondo, ma il voler raccontare e tracciare attraverso le opere di artisti locali ed internazionali una storia dellarte contemporanea siciliana strettamente connessa al territorio. Ecco perché questa collezione è unica al mondo e lesposizione anche di alcuni pezzi meriterebbe comunque il costo di un biglietto dingresso». Un secondo nucleo di opere è stato acquisito dal Museo nel corso degli anni a seguito dei vari progetti di residenze dartista: quattordici opere tra cui spiccano i nomi di Canecapovolto, Barbaragurrierigroup, Francesco Simeti e Domenico Mangano. Il Museo Riso, inoltre aveva proposto allassessorato lacquisto di altre undici opere, di Marina Abramovic, di Federico Lupo, di John Bock e altri, per un importo complessivo di 495 mila euro. Un progetto che non è stato finanziato, sostiene Alessandro, al pari di "Germogli di Riso", «che, nellottica di "museo diffuso", prevedeva lesposizione della collezione in piccoli nuclei tematici dislocati in dieci luoghi significativi della Sicilia». Interrompendo inoltre le attività del Museo Riso si sono bloccate anche quelle relative al Sasc, (lo Sportello per larte contemporanea della Sicilia) un archivio in cui sono contenute opere e testi riguardanti moltissimi artisti siciliani, la cui programmazione era prevista sino a marzo 2012. « Le attività - assicura il direttore del museo Sergio Alessandro - potranno essere portate avanti da aprile con il nuovo curatore dello sportello Sacs, ammesso che la somma di 490 mila euro rimanga confermata con il bilancio definitivo». Il braccio di ferro continua, e la collezione del Riso al momento può essere vista solo sul catalogo del museo.