Erano sepolti sotto terra, arrugginiti dal tempo e dall'incuria, nascosti in profondità a pochi metri dalla Casina delle Civette di Villa Torlonia. Otto bidoni di metallo, contenenti un liquido solido, ormai cristallizzato, simile alla resina, sono riaffiorati dal terreno martedì mattina durante i lavori di scavo propedeutici alla realizzazione del futuro museo della Shoah. Una discarica abusiva a due passi da uno dei polmoni verdi della città che nella peggiore delle ipotesi potrebbe contenere anche rifiuti tossici. E tra i residenti è già allarme per possibili rischi ambientale. A trovare due giorni fa questi vecchi fusti di latta sono stati alcuni operai che erano al lavoro con le ruspe nel cantiere di via Alessandro Torlonia, un'area esterna alla Villa, di proprietà del Comune dal 2008, che subito dopo il ritrovamento è stata sottoposta a sequestro cautelativo dai vigili urbani e dagli uomini del XII dipartimento. Immediatamente è scattato anche lo stop ai lavori «che riprenderanno solo quando saranno noti i risultati delle analisi», fanno sapere dall'assessorato ai Lavori pubblici. Il materiale chimico cristallizzato è stato infatti inviato subito ad una ditta specializzata per valutare tempi e modi della bonifica. E contemporaneamente è stata avviata un'indagine per individuare quando e soprattutto chi ha scaricato illegalmente in quell'area quei rifiuti sospetti. Cosa contengano quei bidoni, però, e soprattutto da quanto tempo si trovino lì sotto resta ancora un mistero. Anche i tecnici dell'assessorato capitolino all'Ambiente hanno effettuato ieri un sopralluogo nella zona ma vista «l'insussistenza di rischi per i fruitori di Villa Torio-n ia - ha spiegato l'assessore Marco Visconti - il parco è rimasto regolarmente aperto». Adesso però resta da capire a quali rischi, se ci sono, si può andare incontro. In via ufficiosa si parla di «materiale inerte che serviva per riparare buchi». Dunque non si tratterebbe di sostanze pericolose. Ma bisognerà aspettare i risultati delle analisi, che si avranno solo entro la fine della settimana, per capire effettivamente di cosa si tratta. «In queste ore - spiega il comandante del III gruppo della polizia municipale Paolo Bernardi - una ditta specializzata sta analizzando il materiale prelevato da alcuni piccoli fori che si erano aperti in due bidoni. Ma solo quando saremo a conoscenza di che tipo di sostanza si tratta potremo capire in che modo smaltirla». L'area infatti, dal 2008 di proprietà del Campidoglio, apparteneva in precedenza alla Sic (Società immobiliare centrale Srl), che l'aveva a sua volta acquistata nel 1972 dall'Istituto delle Religiose adoratrici ancelle del S.S. Sacramento e della carità. E quei bidoni potrebbero essere lì anche da trent'anni. Negli anni '70 infatti, proprio su quel terreno, erano stati avviati dei lavori di scavo in vista di un immobile residenziale poi mai realizzato. «Stando sul campo delle ipotesi - spiega Carmelo Fumai, tossicologo forense a Tor Vergata - se fosse materiale solido, simile a resina, come dicono, potrebbe trattarsi di cemento o bitume. Quindi si potrebbe escludere il rischio di inquinamento da gas o da altri materiali volatili». Ma il presidente di Legambiente Lorenzo Parlati chiede«al Comune massima trasparenza per comprendere a quale periodo risalgano quei fusti e come siano finiti in un'area così centrale e pregiata, individuando le responsabilità e punendo i colpevoli, ma anche garantendo che non ci siano pericoli per i cittadini».