Da Napoleone in poi ci hanno provato in tanti a fare di Venezia una città "moderna". Dal Prefetto Torelli e il corso delle carrozze sulla Riva degli Schiavo-ni agli sventramenti dell'amministrazione Serego Alighieri, dall'amena idea di portare il treno fino a Piazza San Marco fino a quella decisamente folle che voleva, per l'Expo, la costruzione di una metropolitana sotto il Canal Grande.Da Napoleone in poi ci hanno provato in tanti a fare di Venezia una città "moderna". Dal Prefetto Torelli e il corso delle carrozze sulla Riva degli Schiavo-ni agli sventramenti dell'amministrazione Serego Alighieri, dall'amena idea di portare il treno fino a Piazza San Marco fino a quella decisamente folle che voleva, per l'Expo, la costruzione di una metropolitana sotto il Canal Grande. ) Per fortuna nulla si è fatto, così come non si faranno le alterazioni Koolhaasiane del Fon-tego dei Tedeschi. Il mondo si divide in due: chi vuole Venezia così com'è e chi la vuole costellata di segni di modernità. Bene, io appartengo ad entrambi i gruppi, ma con diversa lettura. Venezia non può essere una città come le altre perché non lo è. Se lo diventasse non sarebbe più Venezia. Il viaggiatore cosmopolita trova lo stesso traffico, gli stessi negozi, la stessa mescolanza di antico e ultramoderno a Milano come a Parigi, Praga, Berlino, Hong Kong. Ma Venezia non è nessuna di queste. Venezia è l'ultima ed unica città a difendere non solo la propria specificità, ma anche la propria diversità. Ecco perché non deve diventare come il resto del mondo: è il resto del mondo che, quando arriva a Venezia, deve divenire veneziano. Qui il modernissimo ponte di Cala-trava ci sta bene, perché simboleggia il passaggio dal mondo reale al mondo fantastico. E il segreto del nostro grande successo turistico: la gente vuole Venezia com'è, tant'è vero anche le copie rispettano l'originale. Eppure Venezia può abbracciare la modernità, senza bisogno di modernismo. Modernità significa nuovi mezzi di trasporto pubblico non inquinanti, magari a energia ibrida. Ma c'è un problema con le Leggi sulla navigazione: modernità significa proporre una deroga su misura alla Legge. Modernità significa creare nuove politiche di incentivazione fiscale per le aziende. Ci sono gli incubatori della Giudecca! Modernità è comunicarlo efficacemente così da renderli operativi al 100 per 100. Ancora: nuove soluzioni per le grandi navi senza aspettare un nuovo Schettino. Potenziare l'Ospedale e non chiuderlo. Creare una nuova regolamentazione e nuovi controlli per la pubblicità "fruttuosa" per i restauri. Aprire un paio di cinema. Incentivare il piccolo commercio e l'artigianato locale. Calmierare gli affitti. Rendere gratis per tutti il Wi Fi. Potrei andare avanti a lungo, ma preferisco riassumere: modernità significa considerare la Venezia insulare come una città moderna dal punto di vista dei servizi per la qualità globale della vita. Una modernità di contenuto, non di sola forma. Di quella ne abbiamo già abbastanza e bellissima. E proprio sul contenuto che si deve agire con modernità, rifiutando un certo storicismo retrogrado che ne incentiverebbe la fossilizzazione, ma adottando invece la realtà storica che vide Venezia maestra di innovazione e creatività proprio nei contenuti, nella struttura politica e commerciale, nella legislazione. Nella capacità di ricrearsi proprio per rimanere sempre se stessa.