Sulla terrazza del Fontego dei Tedeschi, tutti in città mantengono le loro posizioni. Cominciando dal presidente della Fondazione Iuav, Marino Folin, secondo il quale «il progettista Rem Koolhaas e il committente Benetton non hanno fatto retromarcia, ma trovato una soluzione diversa alla possibilità di accedere alla copertura dell'edificio. Vasca o belvedere, la sostanza non cambia. In ogni caso, il principio di vedere Venezia anche dall'alto mi trova favorevole: si tratta di un punto di vista inedito, che nel caso specifico ha trovato una diversa soluzione tecnico-progettuale, comunque da affinare. Le norme? Non c'è dubbio che debbano essere generali. Ma è altrettanto vero che per i grandi monumenti esistono sempre soluzioni ad hoc». L'architetto Cristiano Gasparetto, invece, ricorda che sulla terrazza «Italia Nostra ha presentato un esposto. Doverosamente, perché progetti analoghi di privati la Salvaguardia li ha respinti. E poi, nonostante l'uso dell'edificio a fini commerciali mi trovi d'accordo, va detto che le parti pubbliche non possono ridursi a quelle dove si cammina, e ogni cosa va fatta nel rispetto delle regole. L'utilizzo di archistar è accettabile solo se propongono soluzioni di pregio, non come cavalli di Troia per opzioni che altrimenti non passerebbero». Per il suo collega Vincenzo Casali, dei 40 per Venezia, «la partita si è ridotta a un referendum tra favorevoli e contrari alla terrazza. Noi abbiamo lavorato su un fronte diverso, tenendoci fuori da una disputa che spettava ad altri». L'architetto precisa che «I 40 hanno posto l'accento sugli spazi pubblici, che di fatto non ci sono. E mai le loro proposte sono state prese in seria considerazione da Ca' Farsetti. In relazione alla terrazza, le opinioni all'interno dell'Associazione erano differenti: io non ci trovavo nulla di male, mentre altri la vedevano come uno scempio». D'accordo con lui, Matteo Secchi di Venessia.com: «Sul tema la nostra posizione è identica a quella dei 40 per Venezia. Apprezziamo tutti i progetti sulla città, anche quelli più azzardati. Purché i recuperi siano fatti nel modo giusto, e si tutelino gli standard pubblici. Nessuna pregiudiziale su Benetton. Ma rimane l'uomo del Ridotto, dove siamo rimasti decisamente scottati».