«Se avremo il coraggio di fare cose nuove, questa città avrà un futuro. Altrimenti avremo solo la decadenza di una Venezia di osti e albergatori, che magari si vestiranno anche da parrucconi del '700». Il sindaco Giorgio Orsoni è tornato così ieri a difendere l'operazione Fondaco Dei Tedeschi-Benetton. E stavolta lo ha fatto tirando in ballo il futuro stesso della città, evidentemente infastidito dalla critiche che sono piovute addosso al progetto di Edizioni Property e in particolare all'ormai famosa terrazza sul tetto che, nell'ultima versione, diventerebbe una sorta di veranda-belvedere coperta. «La terrazza non è il problema. Il problema è inventato da chi vuole fare polemiche e mettersi in mostra alle spalle della città - ha attaccato Orsoni, con un chiaro riferimento alle critiche di Salvatore Settis». Benetton ci ha chiesto di fare un centro commerciale, noi abbiamo negoziato sul vincolo a destinazione pubblica e siamo stati ripagati. Tra l'altro, abbiamo ottenuto l'uso pubblico della corte interna. Quello di Koolhaas è il progetto posto alla base di una valutazione che dovrà essere presa dalle autorità responsabili». Quanto al rischio sollevato da molti che l'autorizzazione di un simile progetto possa rappresentare un precedente per futuri altri interventi invasivi, il sindaco ha tagliato corto: «Nessun privato si potrà fare una terrazza a vasca per prendere il sole. Qui stiamo parlando di un intervento con un'angolatura pubblicistica, che ripeto sarà valutato dalle autorità competenti. Tra l'altro, in un edificio come il Fondaco, che ha sempre avuto una destinazione commerciale. Se come conservazione del bene il progetto sarà giudicato compatibile perchè bloccarlo?». Orsoni ha poi preso spunto dalle note vicissitudini dei progetti "veneziani" dei grandi architetti del Novecento, a suo tempo rifiutati dalla città, per un discorso più generale: «Facciamo un po' il confronto con gli anni Sessanta, quando venne detto no a Le Corbusier. Eravamo in una Venezia decadente, che non faceva nulla, che stava crollando. Una città che stava vivendo il suo periodo peggiore. Oggi, si può dire quello che si vuole, ma si è portato a termine il restauro di Punta della Dogana di Tadao Ando, abbiamo il pur vituperato ponte di Calatrava». Ed ecco il tema del «coraggio di fare cose nuove». Orson ha insistito molto sulla necessità di una «trasformazione lenta, ma rispettosa, che dia dei segni di modernità. Solo se si va avanti, si garantisce un futuro a questa città. Poi ognuno ha le sue responsabilità. E va detto che rispetto a queste impronte di modernità, la Soprintendenza ha sempre risposto con grande prontezza. Se poi ci sarà bisogno di passaggi romani, saranno fatti».