Orsoni: si ai cambiamenti lenti e rispettosi La terrazza sul tetto del Fontego? «Nessun pericoloso precedente. Se mai ottenesse il via è perchè ha valenza pubblica, un privato non potrebbe farlo». Parola del sindaco Giorgio Orsoni, che del progetto di Rem Koolhaas per il Fontego dei tedeschi trasformato in megastore da Benetton e delle possibili modifiche non vuole parlare. Fuori di Ca' Farsetti infuria la polemica sull'idea della terrazza che pure Benetton ha fatto già modificare nei disegni presentati alla Sovrintendenza lunedì dentro il sindaco parla di un non-problema. «La terrazza non è il problema dice il problema è inventato da chi vuole fare polemiche a scapito della città. E' il solito rosario che sentiamo a ogni proposta di novità». Questione di idea della città, dice, di prospettive. «Se si ha coraggio di cambiare in modo lento e rispettoso la città ha un futuro - dice Orsoni dopo giorni di polemiche infuocate altrimenti è vero che Venezia è solo città di osti e albergatori (la critica mossa dall'architetto Tobia Scarpa, ndr) che magari vedremo anche vestiti con abiti settecenteschi». Negli ultimi anni, la città d'acqua un po' di coraggio l'ha mostrato. «Abbiamo fatto il restauro di Punta della Dogana di Tadao Ando ad esempio - ha continuato Orsoni - e anche il contestatissimo ponte di Calatrava». Guardare al futuro, per la giunta, è una necessità senza ripetere gli errori del passato. «Ha ragione chi dice che è stato uno sbaglio rifiutare Le Corbusier e Frank Lloyd Wright - aggiunge Orsoni - erano gli anni '6o e per Venezia era un periodo di decadenza che si è concluso con la grande alluvione, oggi è diverso». Oggi, dice Orsoni, ci sono tutti gli strumenti per far cambiamenti lenti, ponderati e rispettosi». A chi parla di procedura facilitata, Orsoni ricorda che le trattative proseguono da due anni. «Ci è stato chiesto di poter fare un centro commerciale, abbiamo negoziato il cambio di destinazione d'uso e ottenuto benefici», spiega Orsoni. E a chi teme che la terrazza si trasformi in un precedente il sindaco risponde: «L'intervento ha un'angolatura pubblicistica ed è valutato da tutti gli enti competenti. Fosse compatibile con la conservazione e il restauro dell'immobile, sarebbe pubblico. Un privato non potrebbe farlo». Le rassicurazioni sul rispetto delle regole non convincono però l'ex preside della Normale Salvatore Settis, ieri ospite con l'assessore all'Ambiente Gianfranco Bettin e il preside della facoltà di Architettura di IUAV Giancarlo Carnevale, alla trasmissione di Radio 3 Fahrenheit. «La terrazza e le scale mobili rosse sono offensive - ha detto Settis - ma quello che mi turba di più sono i 6 milioni a titolo di beneficio pubblico, il sindaco dice che sono per la valorizzazione acquisita dall'immobile dal cambio di destinazione d'uso. Ho la convenzione e non è così: sono pronto a renderla pubblica». «La pubblichi, noi siamo per la trasparenza - ha risposto Bettin che ieri ha ricostruito la vicenda del fontego dall'acquisizione dei Benetton dalle Poste alla firma della convenzione - Non appena insediatici siamo intervenuti contro il rischio di avere banche o hotel, il beneficio pubblico c'è in tutti gli interventi, non è strano». Le parole di Bettin non hanno convinto Settis. «Spero che la Soprintendenza dica no, qui c'è un problema di regolarità - ha continuato - 6 milioni per facilitare i permessi umiliano i cittadini che non hanno soldi. Conosco bene la convenzione e avete agito nell'irregolarità anche sul commerciale, le norme prevedono un massimo di 4 mila metri quadrati e voi ne concedete 6.800». Tra Bettin e Settis, Carnevale. «E' davvero ruvido e urticante il progetto? Io sono prudente, l'importante è la qualità, le regole infatti non sono sempre garanzia. Koolhaas è intellettuale che ha modificato la teoria dell'architettura, farebbe bene alla città», ha detto il preside proponendo di ospitare all'IUAV un incontro pubblico sul progetto. Qualità, rispetto delle regole, controllo pubblico e equilibrio nei cambiamenti, per Bettin, sono infine alla base della rigenerazione di tutto il Comune. E a Settis ieri ha ricordato: «Non è una settimana che stiamo discutendo».