Musei come reliquiari Dopo le critiche del professor Carandini alla Bicamerale, il sovraintendente fa un bilancio di quattro anni in Campidoglio I musei non possono essere tristi depositi di reliquie. Vanno vissuti con i cinque sensi «Voglio dare dei dati, dire che in quattro anni il mio lavoro ha dato soltanto risultati di segno positivo. Voglio ribadire che la "valorizzazione" dei Beni culturali ha portato nelle casse di Roma Capitale tre milioni e mezzo di euro in 18 mesi, introiti utilizzati per la manutenzione del patrimonio. Altro che fuffa»: così parla Umberto Broccoli, «capace comunicatore» ma «inadeguato sovraintendente», come lo ha qualificato larcheologo Andrea Carandini nella sua audizione alla commissione bicamerale sul Federalismo sul decreto legge su Roma Capitale. Professor Broccoli, replica? «Io non ho bisogno di pubblicità. Proprio perché sono un comunicatore. Mi attengo ai risultati». Risultati di cosa? «Della valorizzazione». Che cosè la valorizzazione? «Credo che larte sia la più grande forma di spettacolo (dal greco: skèptomai, vedere) e che uno stile fatto di antichità polverose sia proprio di una cultura ottocentesca nella quale il sapere di tutti noi affonda le proprie radici, ma che è finito. Credo che valorizzare sia anche comunicare, sempre in modo rigoroso e documentato». A cosa è utile comunicare la cultura? «Le funzioni della sovraintendenza comunale, nellincarico che mi è stato affidato, sono manutenzione, comunicazione e messa a reddito. Vuol dire che i musei, sempre allestiti da tecnici, devono essere alla portata dei tutti. Questo non è pop ma una scelta di politica culturale». Se dovesse dire i suoi punti dorgoglio? «Il Museo della Repubblica romana a Porta san Pancrazio, la Galleria comunale di via Crispi, il nuovo Macro, Casa Moravia: spazi riaperti e nuovi per la città». In cosa è consistita la famosa valorizzazione, di cui peraltro il professor Carandini mette in dubbio la necessità, ritenendo sufficiente la tutela e per di più solo statale? «Valorizzazione è stato dare vita a iniziative che hanno reso certi musei più attraenti per il pubblico. Concerti, spettacoli, proiezioni. I nostri musei, dal 2008 hanno avuto un incremento fino al 20. Quanto alla tutela: devessere tutta dello Stato, nessun dubbio in merito». Ma non crede che in un museo abbia senso mantenere quellaura sacrale che educa al rispetto della cultura, dandogli un valore "alto"? «Mi parla di musei noiosi? Contenitori di reliquie dove nessuno vuole andare? Io credo che i beni culturali vadano vissuti, e con i cinque sensi: che si debba poter toccare, sentire oltre a vedere». Lidea di valorizzazione, specie se legata alla messa a reddito, non rischia di scadere nella volgarizzazione? «Sono stato a vedere il Museo di Bologna, da poco inaugurato: lì veniva voglia di imparare, di capire. Non di ballare la macarena: il rispetto era salvo. E poi mi sembra che anche certi grandi musei statali, Palazzo Massimo per esempio, puntino su frasi ad effetto o "spot" per richiamare il pubblico, no?».
ROMA - Broccoli: "Inadeguato io? Ecco i risultati e unarte che diventa spettacolo per tutti"
Il sovraintendente dei musei di Roma, Umberto Broccoli, ha fatto un bilancio di quattro anni di lavoro. Ha detto che la valorizzazione dei beni culturali ha portato risultati positivi, come l'introduzione di tre milioni e mezzo di euro nelle casse di Roma Capitale. Ha anche ribadito che la tutela è stata statale e che i musei devono essere vissuti con i cinque sensi. Broccoli ha anche criticato il professor Andrea Carandini, che ha espresso dubbi sulla necessità della valorizzazione. Il sovraintendente ha risposto che la valorizzazione è anche comunicare e che i musei devono essere alla portata dei tutti.
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